I Codici Biologici nel Vivente

Il ruolo dei campi elettromagnetici (EM) nella fisiologia del vivente e il razionale scientifico del loro impiego nel trattamento della patologia. Questo il tema trattato da Emilio Del Giudice nella conferenza di cui vi riporto di seguito la trascrizione dei punti salienti.

Sempre un piacere per me mettere mano sulle sue trattazioni. Enjoy!

Chimica Biologica vs Chimica Industriale

Come un bambino vispo fa con un giocattolo, i progressi scientifici in merito al funzionamento dell’essere vivente sono stati ottenuti smontandone pezzo per pezzo gli ingranaggi. Adesso siamo nella fase del “rimontaggio”, in cui si sta cercando di rimettere insieme i pezzi per tornare a far funzionare il giocattolo,  magari meglio di prima.

La chimica biologica che spiega la sequenza di reazioni chimiche che hanno vita in maniera ordinata nell’organismo è diversa dalla chimica industriale, come per esempio quella che si svolge in un reattore chimico o in una provetta di laboratorio.

Un reattore è progettato per produrre una specifica specie molecolare: si mettono insieme i reagenti iniziali, si stabiliscono le condizioni dell’ambiente e le molecole reagiscono tra loro. In questo contesto, le molecole si comportano come “poligame”, nel senso che ogni molecola può interagire con qualunque altra. Per questo nella chimica non biologica, al di fuori della materia vivente, insieme alla specie desiderata se ne formano anche altre che vanno smaltite come rifiuti.

Nel reattore biologico il numero di rifiuti è molto minore: le molecole da “poligame” diventano “monogame”. Nella chimica biologica, infatti, c’è un elemento che è assente nella chimica industriale, cioè i codici biologici che regolano le reazioni. La molecola A incontra sempre e solo la B e ignora la C, la D e così via.

Come può la molecola A riconoscere e intercettare la sua molecola B? Perché non interagisce con una molecola diversa da B? Come si realizza questo codice di attrazione e riconoscimento senza errori?

L’acqua non è solo un solvente

acqua organizzata

Bisogna tenere presente alcuni punti chiave:

1) Esiste un meccanismo dinamico presente solo nella materia biologica, cioè nel vivente, che è molto veloce, e che funziona anche sulla lunga distanza.  

2) Nella materia vivente esiste una predominanza di acqua, che costituisce il 99% delle molecole che compongono il nostro organismo.

Mentre il DNA ha una struttura complessa, con un certo numero di gradi di libertà che le permette di ospitare un’informazione, l’acqua invece è una molecola piccola, e nel suo insieme le molecole fluttuano e non stanno ferme. Questa visione è basata sul fatto di vedere le molecole di acqua come non correlate tra loro.
Esiste invece la possibilità che le molecole di acqua si organizzino tra loro. Non è la singola molecola che determina i gradi di libertà, e quindi la capacità di ospitare un’informazione, ma la loro organizzazione. In questa funzione “organizzata”, l’acqua non è un puro solvente.

3) Nella biologia del vivente vige l’assenza di errori nelle reazioni chimiche.  Nel vivente l’energia è posseduta dall’insieme delle molecole tra loro correlate e non dalle singole molecole.
Ecco perché la dinamica del vivente deve prevedere che le molecole si muovano tra loro in modo organizzato, attraverso correlazioni a distanza.

Nella materia vivente operano dei campi EM che guidano, pilotano le molecole.

4) Perché si produca il campo EM, le cariche elettriche devono oscillare.  Se oscillano in modo regolare, si forma un campo EM di una frequenza specifica. Come si producono nell’organismo questi campi EM nell’organismo? E perché non filtrano all’esterno?
Il problema è stato risolto negli ultimi 10 anni [20 adesso, nota mia] nell’ambito della teoria della Coerenza EM.

La Coerenze elettromagnetica

Mentre la fisica classica considera la realtà come un insieme di oggetti localizzabili nel tempo e nello spazio (ogni corpo è isolabile), per la fisica quantistica nessun corpo in natura è mai isolabile, ma esiste sempre la connessione di ogni corpo con l’altro. Perché il vuoto non è un contenitore inerte, ma un oggetto capace di trasmettere energia.
Un corpo non può mai essere isolato dal vuoto, ma ogni corpo ha una intrinseca fluttuazione (non esiste un corpo fermo) come conseguenza degli apporti che il vuoto gli dà e degli apporti degli altri corpi esistenti nell’universo. Questo è vero sia per le particelle materiali che per i campi di forze (per il dualismo onda/particella, questi ultimi possono essere concepiti come insieme di quanti che hanno caratteristica particellare).

Quindi anche i campi EM sono fluttuanti.

Se ho un insieme di molecole, capaci di numerose configurazioni, e fornisco loro energia, produco un’oscillazione da una configurazione all’altra. Questa oscillazione diventa un fenomeno regolare quando il numero di particelle oscillanti oltrepassa una certa soglia critica.  
In altre parole, spontaneamente queste molecole non si muovono una indipendentemente dall’altra (come in un gas, o in uno stato caotico), ma oscillano tutte insieme. Da qui la parola “coerenza.”

Coerenza significa che non ci si muove come in una folla, ma come in un corpo di ballo, quindi tutti insieme, coordinati.

La regione in cui il moto è coerente è chiamata dominio di coerenza.
Il campo EM diverso da 0 agisce su queste molecole, che si muovono insieme in maniera correlata, come la musica che le fa danzare.

Il riconoscimento specifico tra molecole
non conosce errori

sintonizzazione frequenze

Sintetizzando.

  • Il ruolo dell’acqua nella materia vivente è quindi di fornire campi EM stabili che possono orientare le altre molecole.
  • La forza attrattiva che si determina all’interno di un dominio di coerenza è a lunga distanza, ben più efficace di quella chimica che richiede il contatto.
  • La forza di attrazione si esercita solo su quelle molecole che abbiano una frequenza pari a quella emessa dal dominio di coerenza dell’acqua. E questo è il criterio che identifica una “biomolecola”. Esistono in chimica 100 aminoacidi: perché solo 20 sono quelli utilizzati dalla materia vivente? Perché gli altri 80 non possono risuonare con il dominio di coerenza dell’acqua.
  • Quando le molecole entrano nel campo, si attraggono tra di loro, anche se nel mezzo ci sono altre molecole: queste ultime, se non risuonano con questa stessa frequenza, vengono ignorate. 
    Se io ho una radio e la sintonizzo su una certa frequenza, per esempio quella di Radio Londra, io sento solo quella e tutte le altre stazioni radio non mi disturbano perchè trasmettono a una frequenza diversa, anche se fisicamente più “vicine”
  • Il codice di riconoscimento tra molecole è un codice di frequenze. A vede solo B perché B oscilla sulla stessa frequenza di A e sulla stessa frequenza dell’acqua.
    Variando la frequenza di oscillazione del dominio di coerenza dell’acqua, io cambio le molecole che si attraggono. Allora posso costruire una biochimica che si evolve nel tempo, in base alla legge di variazione nel tempo della frequenza del dominio di coerenza dell’acqua.

Si apre la prospettiva di una biochimica intelligente, non più casuale, e non più legata al fatto che le molecole debbano entrare in intimo contatto. Ovviamente la reazione chimica avviene quando vengono in contatto, ma in questo modo si spiega COME FANNO le molecole ad arrivare in intimo contatto: perché vengono attratte dalla stessa frequenza di oscillazione. Non è quindi il meccanismo chiave-serratura. 

Questo meccanismo altamente dinamico è molto veloce, quindi le molecole non fanno in tempo ad introdurre errori dovuti agli urti casuali. Il meccanismo degli urti casuali è completamente eliminato perchè estremamente lento, e quindi non è competitivo con il meccanismo dell’attrazione EM. Il meccanismo dell’attrazione EM produce i famosi “codici biologici” che regolano le reazioni chimiche.

Questo fornisce una base razionale alla comprensione del perché applicando un campo EM si possano ottenere rilevanti cambiamenti nella fisiologia, e quindi trattare le patologie.

Per approfondimenti:

a proposito della natura duale onda/particella delle biomolecole, è notizia di questi giorni che un team di scienziati dell’MIT è riuscito per la prima volta a rilevare in una biomolecola le proprietà di un’onda quantica.

  • Per leggere il report in italiano, clicca qui.
  • Per leggere il report originale in inglese, clicca qui.

I 3 cervelli in Coerenza

I 3 cervelli in coerenza

Questa è una sintesi elaborata negli ultimi giorni. Forse non è definitiva. Forse non è completa. Forse tra qualche tempo la riguarderò sorridendo.

Ma adesso mi “suona” e mi piace. 😉

Di fronte alla scelte e alle situazioni da gestire che quotidianamente incontriamo:

1) La Pancia SCEGLIE COSA vuole, lo SCOPO della situazione da raggiungere, l’insegnamento per la propria evoluzione.

2) Il cuore ACCETTA e COMPRENDE il PERCHE’ della scelta e della situazione, perché quell’insegnamento è funzionale al mio sviluppo.

3) La testa ESEGUE, elabora strategie su COME e QUANDO raggiungere l’obiettivo, i MODI e i TEMPI adeguati in rapporto alla situazione. Quali sono i nuovi modelli in relazione a quanto appreso.

La Vita nella pancia, tra probiotici (?) ed emozioni…

La vita nella pancia, tra probiotici (?) ed emozioni…

Ho cominciato ad occuparmi di intestino che ero ancora una studentucola universitaria. Ho avuto la fortuna di fare incontri che 20 anni fa mi permisero di inquadrare la faccenda in modo non dico tanto originale, ma sicuramente avanzato.

In fondo, basta prendere in mano un libro di embriologia per capire che l’intestino è sede del primo nucleo di percezione dell’essere umano, e non a caso in tante tradizioni antiche è proprio la pancia ad essere strumento di conoscenza intuitiva, precisa ed autentica.

20 anni fa studiavo dall’unico libro esistente in italiano, appena tradotto peraltro, sulla neurogastroenterologia che, combinata ai primordi della PNEI, permetteva di capire come, grazie ai neuropeptidi, la pancia pensasse, sentisse e si emozionasse esattamente come il nostro cervello, anticipando però qualsiasi mediazione e distorsione razionale.

Microbiota e microbioma:
il capro espiatorio di ultimo grido!

Capasso bioexplorer intestino

Poi arriva il tormentone del microbiota e del microbioma: i geni dei microbi che ospitiamo sono numericamente di gran lunga superiori ai nostri, al punto che sarebbe meglio dire che siamo noi ad essere ospiti loro, e non viceversa.

“Fico!”, mi dico: la pancia è un’entità “viva” a tutti gli effetti! Virus, batteri, parassiti sentono con noi, si emozionano con noi e si ammalano con noi. Anzi, a volte è il loro disequilibrio a scatenare alcune nostre patologie. E ormai la scienza ne ha evidenza.

D’altra parte non è una novità che il nostro organismo si sia evoluto anche attraverso la convivenza con i microorganismi: i nostro preziosi mitocondri altro non sono che vestigia di batteri in originaria simbiosi e che alla fine si sono integrati nelle nostre funzioni cellulari.

Ma oggi tutto questo è diventato una mera leva di mercato: e il problema non è tanto negli interessi che smuove, quanto nel fatto che sia i pazienti che noi ricercatori e medici stiamo perdendo di vista l’interezza del quadro.

Al grido di “Tanto male non fa!”

Non passa giorno che non venga sbandierato uno studio che dimostra come la patologia tal de’ tali sia correlata ad un’alterazione del microbiota.

Grazie, fa piacere che la scienza lo dimostri, ma se ogni malattia racconta un disagio della persona in primis, è ovvio che tutta la popolazione vitale con cui è in comunione esprima anch’essa una qualche distorsione.

Ovviamente la conseguenza è che ormai esiste un probiotico per tutto. E soprattutto, non esce più nessuno da un ambulatorio medico, di qualunque natura, senza il suo bel carico di probiotici. Amen.

C’è chi ci guadagna, ma in fondo siamo tutti contenti perché non si tratta di farmaci ma di rimedi “naturali”, e il paziente è contento perché ancora una volta qualcuno ha trovato il capro espiatorio di ultimo grido: il microbiota.

Si tratta di una realtà così grande e complessa che dire che sappiamo cosa accade quando si somministra un probiotico è un atto di presunzione. Come sempre, gli studi in letteratura dicono tutto e il contrario di tutto al riguardo. Lo sapete?

Capire se intervenire con un probiotico e con quale probiotico deve essere il frutto di un’attenta valutazione personalizzata, caso per caso. Perché non tutti ne traggono beneficio, e anzi può anche essere dannoso (leggi qui per più info). Come ogni terapia, certo, ma usciamo fuori dallo slogan che “male non fa”.

Un complesso sistema ecologico che dialoga
con le nostre emozioni…

ruolo emozioni su microbiota

Il microbiota è un complesso sistema ecologico interno: pensereste mai di curare il male che affligge la foresta amazzonica, il polmone della nostra terra, spruzzando qua e là del fertilizzante? L’unico effetto che otterrete è quello di aver spostato e rimosso la causa prima del problema. Che senso ha infatti fare interventi locali di bonifica se persistono le piogge acide dall’alto?

Usciamo fuori di metafora: le piogge acide del nostro terreno intestinale sono le cascate di neuropeptidi che costantemente liberiamo. Ogni nostro sentire, momento per momento, si trasforma in azione biologica per mezzo dei neuropeptidi, determinando lo status del terreno intestinale nel quale risiede il microbiota. Il microbiota si muove per come si muove il terreno nel quale vive. Ed è certamente vero che la tipologia di microbiota influenza anche la produzione di neurotrasmettitori, ma non è ingerendo una manciata di batteri “buoni” (sempre ammesso che lo siano davvero) che possiamo modificare quel terreno che risente fondamentalmente delle emozioni di cui ci nutriamo.

Sia chiaro che non ho niente contro i probiotici in sé, ma sto parlando del modo in cui ora sono utilizzati, specialmente se questo allontana la persona dalle ragioni che “dall’alto” causano la sua malattia!

Da Neuropeptidi a Biomediatori,
il codice universale della Vita!

Il nostro microbiota viene condizionato dalle nostre emozioni. Un fatto che possiamo ben comprendere attraverso le ricerche della scienziata russa Roshchina, che ha dimostrato come i neuropeptidi siano il linguaggio di comunicazione intercellulare universale, anche nel mondo animale e vegetale.

Le sue ricerche ci hanno permesso di capire che non c’è bisogno di un sistema nervoso per recepire l’informazione dei neuropeptidi: il messaggio passa direttamente da cellula a cellula, quindi anche da microbo a microbo, da pianta a parassita e, non da ultimo, da uomo a micro-organismo.

I neuropeptidi sono quindi dotati di una funzione di comunicazione non nervosa. Rappresentano l’alfabeto universale tra le tutte le forme viventi, al punto che anziché neuropeptidi, lei preferisce chiamarli BIOMEDIATORI. Una pianta, un animale un microrganismo sentono e rispondono alla paura, alla presenza di uno stimolo irritativo o alla necessità di crescita, attraverso la nostra stessa biochimica.

biomediatori Roshchina

Intrigante, no?

Al pari di ogni altro organo del nostro corpo, il microbiota e le sue alterazioni dovrebbero essere considerate una manifestazione, un’espressione, e non causa, del nostro personale dialogo con la vita. Possiamo ricevere dai nostri microbi suggerimenti di nuove parole ed espressioni, certo, ma sarà sempre la mente che pensa e l’anima che sente a guidare il discorso.

Al di là dei microbi “amici” o nemici”, cominciamo a pensare alla popolazione vivente che ci accompagna come “felice” o “infelice”, magari aiuta… 😉

Colesterolo e infarto…una relazione impossibile!

Colesterolo e infarto…una relazione impossibile!

Ho scritto già in passato alcuni post sull’argomento colesterolo – statine – aterosclerosi (Industria-Governo-Salute: il triangolo non l’avevo considerato e Colesterolo e statine: il gatto e la volpe), evidenziando come i lavori più recenti facessero crollare questa piramide che si è retta salda in piedi per decenni, non tanto perchè fondata sulla solidità dell’evidenza scientifica, ma più che altro perchè eretta sul terrorismo psicologico esercitato sulle persone: se non prendi la statina, muori d’infarto.

Intelligenti pauca

colesterolo stress mentale infezioni infiammazione

Ancora oggi, a fronte dei lavori che sono sempre più numerosi e solidi, i medici continuano ad instillare questo terrore. Siccome intelligenti pauca, non ho continuato a scrivere post per ogni nuova evidenza che faceva crollare il razionale per l’impiego indiscriminato delle statine. Ma dato che il tormentone è ancora piuttosto attivo, volevo solo riportare questa ennesima review di ottobre 2018 (Le LDL non causano la malattia cardiovascolare) perchè riassume molto bene la labilità della questione, e credo che nessuno, tanto medico quanto paziente, possa ignorarla.

Riporto in italiano alcuni punti salienti delle conclusioni.

Associazione non è causalità

“L’idea che gli elevati livelli ematici di colesterolo siano la causa principale di malattie cardiovascolari è impossibile, perchè le persone con bassi livelli di colesterolo sviluppano aterosclerosi tanto quanto le persone con alti livelli di colesterolo e il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari è lo stesso, se non più alto.

L’ipotesi del colesterolo è stata mantenuta in vita per decenni da autori di review che hanno usato statistiche fuordevianti, escludendo i risultati di trial falliti e ignorando numerose osservazioni contraddittorie.”

Stress e infezioni: il possibile ruolo causale

statine non allungano la vita

Se vogliamo capire questo discorso, e in generale recuperare una sana logica scientifica, occorre ricordare che individuare un’associazione non equivale all’aver scoperto una causalità. Se due eventi si presentano spesso insieme, non significa che uno sia causa dell’altro!

“Per esempio, lo stress mentale può indurre un innalzamento del colesterolo totale, perchè il colesterolo è necessario per la produzione del cortisolo e di altri ormoni steroidi correlati allo stress. Lo stress mentale inoltre può causare la malattia cardiovascolare attraverso un’aumentata produzione di adrenalina e noradrenalina, un fattore che contribuisce all’ipertensione e all’ipercoagulazione”.

Non va scordato, poi, ma in pochi questo forse lo sanno, che l‘LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”) partecipa all’attività del sistema immunitario attraverso l’adesione e la conseguente inattivazione di tutta una serie di microorganismi e delle loro tossine. Infatti, molti studi hanno individuato nelle infezioni la possibile causa della malattia cardiovascolare.

Possono essserci strategie migliori per prevenire l’aterosclerosi rispetto all’abbassare i livelli di colesterolo, specie se per ottenere questo obiettivo ricorriamo alle famigerate statine. Nel computo tra tossicità e benefici, chiedetevi sempre se un certo trattamento vi farà vivere di più rispetto ad un altro. A fronte di tossicità comprovate derivanti dall’uso cronico di statine, recenti revisioni di letteratura hanno dimostrato che il loro impiego non prolunga la durata media della vostra vita!

Harry Potter, tra immagini mentali e neuropeptidi!

Harry Potter, tra immagini mentali e neuropeptidi!

Più o meno vent’anni fa scoprivo il fascino delle neuroscienze e degli insegnamenti di quell’Eric Kandel che da lì a poco avrebbe ricevuto il premio Nobel per i suoi studi sulla memoria e l’apprendimento.

Mi affascinò da subito capire come il nostro sistema nervoso immagazzinava ricordi, abitudini, sensazioni e come fosse dotato di quella neuroplasticità che esprime il potenziale continuo che ognuno di noi possiede per un costante e continuo apprendimento.

Ancora oggi subisco questo fascino ogni volta che leggo testi che raccontano del cablaggio del nostro cervello e di come i circuiti neuronali possano essere addestrati per scolpire nuovi modi di pensare, di sentire e di percepire. Circuiti che dialogano grazie al linguaggio biochimico dei neuropeptidi, i definitivi regolatori del nostro salute di salute. Se mediano piacere, tutti i processi fluiscono in armonia. Se mediano dolore, può scattare l’empasse e il successivo processo patogenetico.

Ad un certo punto parlare di neurotrasmettitori, biochimica e circuiti cominciò ad apparirmi sterile: mi sembrava di tradire l’essenza animica dell’essere umano. Fino ad arrivare a capire che in effetti mancava un passaggio.

bioexplorer neuropeptidi Harry Potter bambini

Il cablaggio dei circuiti neuronali e l’attivazione dei neuropeptidi altro non sono che la traduzione biologica delle immagini mentali che dominano la nostra vita psichica. Le immagini mentali, quel qualcosa di impalpabile, che precede la produzione di molecole, ma dà forma all’attività psichica dell’uomo e ne regola la conseguente fisiologia.

Nessuna delle millenarie tradizioni spirituali che conosciamo ha sottovalutato il potere delle immagini mentali. La psicologia e tante altre discipline “olistiche” le hanno poi recuperate, senza tuttavia mai inventare nulla.

Immagine mentale, circuito neuronale e neuropeptide diventano quindi un’entità unica, un continuum energetico-psico-biologico. Non puoi parlare di neurotrasmettitori senza parlare di immagine mentale, e non puoi considerare le immagini mentali senza valutare le relative attivazioni biochimiche e conseguenze biologiche sugli organi.

Se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Ed è con questa chiave di lettura che ho trovato straordinari alcuni passaggi di quella che è stata rivenduta come una saga per bambini…ed effettivamente lo è, perché per capirla a fondo un po’ bambini bisogna esserlo, ma i livelli di lettura e di applicazione che offre per un adulto sono altrettanto interessanti.

In fondo, la scuola di Hogwarts è l’addestramento che tutti vorremmo avere in relazione all’utilizzo delle nostre immagini mentali! 😉 Padroneggiare le immagini mentali è la formula per schiudere la magia che ognuno di noi possiede…

Prendiamo il Molliccio, l’entità che assume la forma di ciò che più ci spaventa…l’incantesimo per respingerlo sono le risate! Ci vuole una grande forza mentale, ma se di fronte a ciò che più ci fa paura riusciamo a formalizzare un’immagine per noi divertente, il gioco è fatto! Riddikulus!

Distorcere i contorni di ciò che terrorizza fino a farlo sembrare una caricatura sarcastica: una tecnica descritta anche in diversi testi di psicologia della comunicazione, per chi ad esempio deve superare l’ansia da esame o del parlare in pubblico. Ricordo di avere letto una volta di immaginare il proprio interlocutore sul WC oppure la platea con i pantaloni abbassati…niente di irriverente, ma un semplice lavoro di trasformazione delle proprie immagini mentali, che permette di eseguire uno switch dai circuiti neuronali che mediano la paura a quelli che mediano il divertimento. La risata come interruttore che dall’adrenalina e noradrenalina permette il passaggio alla dopamina, l’agente mediatore della motivazione e della giocosità!

Expecto Patronum!

Sensazioni neuropetidi

E poi naturalmente c’è lui, l’incanto Patronus, il richiamo del guardiano che fa da schermo ai Dissennatori. Ognuno di noi ha il suo dissennatore, un’immagine mentale che può prendere una forma fisica, che si nutre della felicità altrui, che semina depressione, disperazione e che si palesa con un grande freddo…chi non lo ha mai sperimentato nella propria vita?

Beh, il Patronus è la forma che alimenta felicità, speranza, desiderio di vita e – guarda un po’ – si evoca solo concentrandosi con tutte le proprie forze – quindi con una volontà totale – su un ricordo molto felice. Expecto patronum!

Ed ecco la magia delle immagini mentali che hanno il potere di attivare i circuiti della felicità e del piacere degli endocannabinoidi endogeni per scalzare quelli della depressione e dell’inibizione mediati dal sistema oppioide!

Insomma, la magia è dentro ognuno di noi, se si conosce la tecnica e la si applica con una volontà totale. 😉

Vuoi approfondire? Allora leggi: