Emozioni tra psiche e soma: il copione biologico

Emozioni tra psiche e soma: il copione biologico

Nel precedente post sul tema delle emozioni concludevamo che le emozioni messe al bando, non legittimate a livello cosciente, si aprono una breccia e assalgono il corpo. In sostanza si paga sul corpo ciò che viene rifiutato a livello cosciente.

In questo post capiamo meglio cosa significa e cosa implica in termini biologici e cellulari rinnegare un vissuto percettivo-emotivo.

Capasso emozioni bioexplorer

Ogni sensazione emotiva si associa alla produzione di specifiche molecole dette neuropeptidi o neurotrasmettitori. Quando un’emozione non viene legittimata (per i motivi spiegati nel primo post della saga), questa viene memorizzata, immagazzinata a livello corporeo in forma di circuito biologico, fatto di cellule che producono molecole corrispondenti ai vissuti rinnegati. Questo circuito entra in attivazione in forma di loop, in una sorta di copione teatrale che le cellule recitano, imparano a memoria attraverso la ripetizione nel tempo, diventando sempre più brave ed efficienti.

Potremmo dire che la finzione che instauriamo con noi stessi trova un vero e proprio correlato biologico nella ripetizione continua – a tratti ossessiva – di quel circuito cellulare che descrive l’emozione non accettata.

Nel mio lavoro quotidiano con il Bioexplorer, questo è esattamente quello che vedo: informazioni emozionali “incastonate” nelle memorie delle cellule, consentendo la descrizione della qualità dell’emozione coinvolta e la datazione della situazione associata all’emozione non risolta. Questo desta nelle persone sempre molto stupore, ma non dovrebbe sconvolgere poi troppo toccare con mano come il corpo racconti i nostri vissuti con una precisione a tratti imbarazzante rispetto alla nostra capacità di verbalizzazione!

Le memorie cellulari “tradiscono” il verbalizzato della persona

Molte volte la persona è convinta di aver “archiviato” un certo fatto, ma le memorie cellulari “tradiscono” il fatto che invece quella situazione è viva come se stesse accadendo sotto i suoi occhi in quel preciso momento. Poco importa per il corpo che la persona non si renda conto di questa ferita ancora aperta. Il nostro personale teatro si traduce infatti in quella che per il corpo è pura realtà, una realtà che può portare all’instaurarsi di processi patologici.

memorie cellulari emozioni

A seconda della fase di vita nella quale questi primi vissuti emotivo-corporei hanno generato l’imprinting distorsivo, i modelli di comportamento biologico associati informeranno le nostre aree cerebrali più primitive, quelle che sono accolte nel cuore (appunto!) dei nostri emisferi cerebrali (talamo/ipotalamo, amigdala/sistema limbico).

Ecco che quelle prime memorie cellulari distorte vengono a rappresentare la prima pietra sulla quale nel tempo costruiamo la nostra “chiesa”, tempio sacro e “protetto” delle nostre falsità, rivolte innanzitutto verso noi stessi. Dal cuore del cervello, andremo a scrivere informazioni distorte negli strati via via più esterni della corteccia cerebrale.

L’originario vissuto percettivo-emotivo-corporeo non legittimato viene così a rappresentare le fondamenta (posticce, ahimè) di un edificio fatto di idee, pensieri, valori, convinzioni e comportamenti che impileremo, mattone dopo mattone, nel tentativo di creare una facciata che sia coerente, ma il cui compito primario è mantenere nascosto quel contenuto originario che ancora percepiamo come minaccia per la nostra sopravvivenza.

Questa torre dell’auto-inganno da adulti andrà smontata pezzo per pezzo, strato dopo strato (perché la natura non fa salti!), per permettere di ritrovare quel nucleo di emozionalità che, seppur “spaventoso”, cela in sé la chiave di accesso alla nostra autenticità.

Stress, immunità e…parassiti

Stress, immunità e…parassiti

In questo post vorrei affrontare uno dei temi che risultano più controversi per i pazienti…perché in certe persone i parassiti, nonostante le cure, continuano a “tornare”? Perché alcune li “prendono” molto facilmente e altri no? Perché dopo una cena in cui tutti hanno mangiato le stesse cose solo io sono stata male come avessi avuto un’intossicazione?

Capaso bioexplorer intestino

La risposta a questi dubbi l’abbiamo presentata in altre vesti in precedenti post: salvo casi specifici, molte volte il problema non è che abbiamo “preso” i parassiti, ma piuttosto che l’equilibrio dinamico fra i tanti microbi che abitano il nostro intestino e il nostro sistema immunitario si altera, magari con una certa facilità…

Ci ricordiamo che la maggioranza dei plotoni del nostro esercito di difesa risiede proprio nell’intestino? Beh, recentemente alcuni ricercatori hanno dimostrato che esistono dei neuroni specifici che attivano la risposta immunitaria verso i parassiti. Questi neuroni sono presenti nello spessore delle mucose dell’organismo, in particolare in quelle del tratto gastro-intestinale, e sono in grado di attivare una delle reazioni immunitarie più veloci e più potenti che esistano nel nostro organismo. I linfociti coinvolti in questa risposta sono le cosiddette cellule linfoidi innate e sono state scoperte solo nel 2010: si differenziano dagli altri linfociti perché non sono prodotte dall’organismo in risposta a un’infezione, ma sono presenti sin dalla nascita. Queste cellule linfocitarie sono evolutivamente molto antiche, poiché sono state trovate anche nelle lamprede, che sono ancora molto simili ai primi antichissimi vertebrati.

Questo dato testimonierebbe che la fisiologica convivenza tra parassiti, sistema immunitario e tessuti biologici sia prevista dal programma biologico del nostro organismo!

La risposta immunitaria ai parassiti è innescata dai neuroni

Ancora una volta, quindi, il problema non sarebbe tanto il fatto di “avere” i parassiti (li abbiamo tutti!), quanto la rottura del patto di non-belligeranza che normalmente dovrebbe vigere tra questi sistemi viventi!

neuromedina U stress parassiti

Ma il bello viene adesso. I ricercatori hanno finalmente identificato come si attiva la risposta immunitaria verso i parassiti….il segnale parte proprio dai neuroni che stanno nella pancia, o in altre mucose, attraverso il rilascio di un particolare neuropeptide noto come neuromedina U, che costituisce un link molecolare tra sensibilità neuronale, risposta infiammatoria-immunitaria e protezione mucosale.

Ricapitolando:
1) il neurone rileva attraverso specifici recettori l’attività (non la presenza, ma l’attività!) dei parassiti;
2) il neurone libera neuromedina U;
3) la neuromedina U attiva la potente risposta immunitaria mediata dalle cellule linfoidi innate.

I ricercatori affermano che “nessuno avrebbe potuto immaginare che il sistema nervoso coordini e controlli la risposta immunitaria in tutto l’organismo”, attraverso queste unità sensoriali neuro-immunitarie distribuite localmente.

Cosa succede allora se abbiamo un sistema nervoso particolarmente suscettibile e iper-reattivo?

Neuromedina U: il link tra stress e neuroinfiammazione intestinale

Come sapete mi diverto a cercare nuove connessioni, e sulla neuromedina U si parla tanto in letteratura scientifica…se è vero che la neuromedina U attiva la risposta verso i parassiti, è pure vero che questa stessa molecola è coinvolta nella risposta allo stress, sia a livello centrale (attivazione dell’asse ipotalamo/ipofisi, rilascio di CRH e ACTH) che periferico (stimolazione delle ghiandole surrenali, con rilascio di cortisolo e corticosterone). In particolare, a livello dell’ipofisi sembrano esserci tanti recettori per la neuromedina U, esattamente come sulle cellule linfocitarie innate che attivano la risposta immunitaria verso i parassiti.

Se facciamo 1+1, appare chiaro che una condizione di stress può attivare quei circuiti neuronali che fanno da starter per la risposta infiammatoria mucosale mediata dalle cellule dell’immunità innata verso i parassiti.

Capasso bioexplorer stress parassiti

Nella fase di massima allerta per stress contingenti, cioè, il sistema nervoso programma anche la risposta di iper-vigilanza del sistema immunitario. I linfociti cominciano così ad etichettare come “nemico” anche il patogeno che era sempre stato nelle pieghe del nostro intestino…il problema quindi non è il parassita che ho “preso”, ma la condizione di allerta e di “caccia alle streghe” in cui probabilmente mi trovo in quel momento della mia esistenza!

Insomma, considero questo post la trascrizione in chiave neurobiologica di questo passaggio del Vangelo, che sarebbe opportuno tenere a mente nei momenti in cui cadiamo preda di ossessioni e manie alimentari, qualunque esse siano…;-)

Niente di ciò che entra nell’uomo dall’esterno può farlo diventare impuro. Piuttosto, è ciò che esce dal cuore che può rendere impuro un uomo.