Parassitosi in Italia: luci (poche) e ombre (tante)!

Parassitosi in Italia: luci (poche) e ombre (tante)!

Eh già, un argomento caro a questo blog soprattutto perchè decisamente sottostimato! Ma la voglia delle persone di saperne di più è sempre tanta e per questo ci torniamo su con uno studio da poco pubblicato, per di più tutto italiano.

Un problema anche dei paesi industrializzati

Che le parassitosi vengano diagnosticate con sempre maggior frequenza in Europa e in altri paesi “civilizzati” non sono certo io a dirlo, ma i dati della letteratura scientifica. Nonostante questo, si tratta di una problematica ancora sottovalutata (per approfondimenti sul tema vedi questi link: Enteric protozoa in the developed world: a public health perspective – Intestinal parasitoses in a tertiary-care hospital located in a nonendemic setting during 2006-2010).

Perchè?

 

Sintomi “aspecifici”, poca preparazione dei medici, metodi diagnostici inadeguati

dolori nausea diarrea gonfiore parassiti

In primo luogo si deve pensare che poche volte si assiste a quadri clinicamente “eclatanti”, tali cioè da far gridare il primo medico che vi vede alla parassitosi. La maggior parte delle volte, invece, si è in presenza di quadri clinici di entità lieve o di sintomi non-specifici (es: prurito, allergie di natura non determinata, nausea, gonfiore e/o dolore addominale, riscontro di un aumento degli eosinofili), oppure l’infezione non è riconosciuta a causa del lungo periodo di incubazione oppure ancora a causa dell’inadeguatezza dei metodi di laboratorio correntemente impiegati per la presunta diagnosi.

In secondo luogo, le parassitosi vengono tradizionalmente confinate in zone tropicali o nelle aree in via di sviluppo, ragion per cui nei nostri paesi “civilizzati” noi medici spesso abbiamo conoscenze limitate (o comunque molto manualistiche) di queste patologie e spesso accade che le specifiche analisi di laboratorio per le parassitosi vengano richieste quando alla fine della fiera la probabilità di infezione è davvero bassa.

I parassiti nei bambini non sono segno di “negligenza”!

prurito bambini parassiti

Terzo punto, ma non affatto ultimo: nei paesi industrializzati le parassitosi intestinali non sono abitualmente notificate, e di conseguenza ci sono pochi dati epidemiologici a disposizione sulla loro effettiva distribuzione. E non si tratta solo di mancanza di notifiche da parte dei sistemi sanitari ufficiali, ma anche da parte delle reti non ufficiali, come ad esempio all’interno delle scuole! L’esperienza dimostra che solo in pochi casi il riscontro dei comuni parassiti in un bambino fa scattare una sana allerta almeno all’interno della sua classe di appartenenza; la maggior parte delle volte, invece, i panni sporchi vengono “lavati in famiglia” (in senso letterale! 😄) e cala una sorta di sipario omertoso sulla faccenda, come se un’ossiuriasi (la più comune forma di parassitosi nei bambini) debba essere qualcosa di cui vergognarsi.

Ecco, chiariamo una cosa: i parassiti intestinali nei bambini non sono affatto un marcatore di negligenza, trascuratezza o di poca igiene! I fattori che entrano in gioco sono tanti, e il suggerimento è uno: meglio saperlo ed effettuare le terapie e le profilassi adeguate (per lui e per chi gli sta vicino) per evitare future complicazioni piuttosto che fare finta di nulla!

La raccolta dei campioni fecali segue dei precisi criteri

Ma torniamo a questo recente articolo pubblicato dal gruppo dell’Università di Padova, che ha valutato con uno studio retrospettivo la prevalenza delle parassitosi nell’arco di tempo compreso tra il 2011 e il 2013. Ci tengo a sottolineare che lo studio è stato condotto solo su campioni di feci. Chi frequenta questo blog e le attività del nostro studio sa che noi invece impieghiamo una metodica basata sulla biorisonanza, ma al di là di questo fatto, se proprio volete sottoporvi al test delle feci ricordatevi che dovete eseguire almeno 3 prelievi consecutivi.

Un solo campione fecale è del tutto insufficiente per accertare od escludere una parassitosi, e questo perchè i parassiti hanno un ciclo vitale che segue determinati ritmi, e quindi non sempre fanno capolino nelle feci. Come lo studio stesso sottolinea, entrano poi in gioco altri fattori quali la raccolta del campione (che dovrebbe essere effettuata in punti diversi dell’evacuazione) e la sua conservazione, entrambi fattori che condizionano la probabilità diagnostica. La metodica dello studio prevedeva inoltre la ricerca di uova, larve o cisti di parassiti, e di nuovo gli autori stessi ricordano che questi test devono essere eseguiti da tecnici esperti. in aggiunta sono stati eseguiti altri test di supporto come il saggio immunoenzimatico e la PCR.

Parassitosi intestinali:
una realtà clinica con la quale imparare a confrontarsi!

Su oltre 7.000 pazienti inclusi (circa il 16% non italiani) e oltre 20.000 campioni fecali analizzati, è stato osservato che le parassitosi più frequenti causate da protozoi erano attribuibili a Blastocystis spp, Dientamoeba fragilis e Giardia duodenalis, mentre tra quelle causate da elminti la più frequente era proprio l’ossiuriasi nei bambini.

In sostanza, i ricercatori concludono che le parassitosi intestinali dovrebbero essere prese indiscutibilmente in considerazione nella diagnosi differenziale delle patologie gastrointestinali…e non solo, se consideriamo che molte manifestazioni possono essere anche extra-intestinali! E di questo abbiamo ampiamente parlato in altri post, come questo: Il cavallo di Troia nelle neuroparassitosi.

Polarità dell’apprendimento: consapevole vs inconsapevole

“Per quello che riguarda il programma di vita, esso è determinato con certezza e deve essere condotto a termine. Però nell’ambito del determinismo la legge di polarità resta pienamente operante. La legge di polarità ci pone davanti alla scelta di come portare a termine il programma di vita, su quale strada vogliamo muoverci e come possiamo risolvere i problemi. Si distingue quindi tra i problemi da risolvere in se stessi, che sono completamente determinati, e il “come” della via di soluzione, per la quale la polarità mette a disposizione due possibilità.

1) L’apprendimento consapevole. Questa possibilità esige dall’uomo che sia sempre disponibile ad affrontare le richieste del destino e a risolvere volontariamente attraverso l’attività ogni problema che si presenta.

2) L’apprendimento inconsapevole. Questo avviene automaticamente, ogni volta che l’uomo trscura di risolvere consapevolmente un problema.

creazione libertà realizzaizone

La maggior parte delle persone si limita volutamente alla seconda possibilità, ovvero all’apprendimento inconsapevole. L’apprendimento inconsapevole è però legato al dolore. Finchè l’uomo è disponibile a porre in discussione vecchi punti di vista e fissazioni, ad apprenderne di nuovi, a rischiare nuove esperienze, ad ampliare la propria coscienza in modo da dominare tutti i compiti che il destino gli presenta, non ha bisogno di temere colpi troppo forti del destino o malattie.

Nel momento però in cui l’uomo tenta di evitare i problemi e tenta di liberarsene o di negarli, il destino comincia a incanalarlo verso il processo di apprendimento che da solo non ha percepito. L’uomo diventa vittima di una situazione, in cui deve risolvere per forza, vivendoli, almeno una parte dei suoi problemi. In queste situazioni forzate il processo di apprendimento è per lo più incompleto, dato che la resistenza del soggetto in questione è troppo grande. Solo quando la persona si è conciliata con una situazione, può capire fino in fondo il suo significato. Così il residuo non risolto di un problema è il nuovo nocciolo di un altro forzato apprendimento. […]

Al destino interessa unicamente il risultato finale, non il cammino seguito. Importante è il raggiungimento della meta finale, che è l’apprendimento, non quante pene l’uomo procuri a se stesso con il suo costante rifiuto ad imparare. […]

Colpi del destino e malattie sono quasi sempre soltanto l’aspetto passivo di un processo di apprendimento non volontario. Espresso in poche parole sarebbe: chi non impara, soffre.

L’uomo in genere ha molte pretese nei confronti della vita e del proprio destino. Si comporta come se avesse il diritto che tutto gli andasse bene: essere ricco, sano e felice. Che cosa dà all’uomo il diritto di avere simili pretese?

L’uomo non si incarna in questo mondo per godersi pigramente il calore del sole, ma per evolversi e servire il mondo secondo le proprie capacità. Chi fa questo consapevolmente troverà la felicità. Quanto ho ora affermato non è affatto una negazione della vita, bensì semplicemente una definizione delle priorità.

La felicità è del tutto indipendente dal mondo esterno. La felicità nasce là dove l’uomo riesce ad essere in armonia col mondo. La felicità nasce quando l’uomo diventa consapevole dei suoi compiti e capisce quale grazia sia poter servire. […]

Resta infine soltanto il problema della predestinazione e del libero arbitrio dell’uomo. Determinismo e libertà sono due poli che si condizionano reciprocamente e sono legati assieme: non si escludono a vicenda, come spesso si ritiene. Per questo la via che conduce alla libertà passa attraverso l’osservanza delle leggi.

La paradossale verità è questa: solo chi sottostà alla legge è libero. […] Per raggiungere l’assoluta libertà bisogna seguire queste auree regole:

1) Conosci te stesso (il microcosmo).

2) Conosci le leggi di questo universo (il macrocosmo).

3) Riconosci che le leggi sono buone (in armonia).

4) Sottoponiti volontariamente e completamente alle leggi che hai riconociuto buone.

libero arbitrio determinismo

Chi si pone liberamente nei limiti della legge, diviene legge lui stesso e allora non c’è più nulla che possa bloccarlo. “Ogni persona deve essere come una stella e seguire la sua orbita”. Una stella è libera fintanto che segue la sua orbita. La sua mancanza di libertà comincia quando abbandona l’orbita.

Anche l’uomo possiede un’orbita che deve seguire nel cosmo: questa orbita però deve conoscerla, altrimenti avverte l’attrito del percorso sbagliato. Prima l’uomo deve mettersi in silenzio e ascoltare per imparare a conoscere la sua orbita, in seguito però deve seguirla attivamente”.

 

Fonte: Il destino come scelta.

 

 

La sindrome metabolica del Buono, il Brutto e il Cattivo!

Cosa c’entra un grande classico western con la sindrome metabolica?

Capasso bioexplorer iperuricemia

Qualche post fa, parlando di “prova-costume”, abbiamo visto che lo stato di pre-diabete è in realtà un efficacissimo metodo di sopravvivenza in situazioni estreme e che tutte le specie animali, incluso l’uomo, hanno un interruttore metabolico che, quando viene attivato, permette di sviluppare questa condizione.

Mentre negli animali questo stato metabolico è transitorio, l’uomo con il suo stile di vita distorto mantiene questo interruttore metabolico attivato in maniera permanente.

  • Ma di quale interruttore stiamo parlando?

Gli studi hanno evidenziato che per indurre una condizione metabolica di pre-diabete che porta all’aumento di peso (insulino-resistenza e leptino-resistenza), basta far sì che l’acido urico contenuto all’interno delle cellule aumenti al di sopra di un certo livello critico (per una review aggiornata sull’argomento, please click here).

  • Come aumenta il livello di acido urico?

I livelli di acido urico aumentano quando si assumono in abbondanza cibi ricchi di fruttosio (frutta matura, miele: il Buono) o di purine ed RNA (acciughe, alici, aringhe, sgombri, piccoli crostacei, animelle, fegato, cervello, insomma non propiro cose Belle a vedersi…da cui il Brutto). Ma ricordiamoci che il fruttosio è oggi aggiunto in molti prodotti industriali (bibite zuccherate, succhi di frutta, dolcificanti), spesso anche insospettabili (divertitevi ogni tanto a leggere le etichette dei prodotti che avete in casa ;-). Per non aggiungere che la birra con il suo alto contenuto in lieviti è l’alimento che più di ogni altro contiene RNA (e il lievito di birra per il suo retrogusto si è meritato il ruolo del Cattivo!).

  • Ma come fa l’acido urico ad innescare una sindrome metabolica?

L’acido urico rappresenta per le nostre cellule un segnale di emergenza che sta a significare che l’organismo ha subito un danno tissutale. Per questo attiva un programma di ricostruzione e di accumulo che si sviluppa attraverso l’insulino-resistenza (che aumenta i livelli di glucosio e di trigliceridi circolanti).

L’acido urico inoltre ha un effetto importante di stimolo sulla pressione arteriosa, provoca il rilascio di mediatori dell’infiammazione ed esercita sul sistema nervoso un effetto stimolante simile a quello della caffeina.

Questi meccanismi ci fanno capire l’utilità biologica dell’aumento dei livelli di acido urico quando l’organismo è ridotto alla fame o stremato alla fatica.

Il problema è che l’uomo, se si alimenta in modo da elevare eccessivamente i livelli di acido urico, finisce per sviluppare i sintomi della sindrome metabolica in maniera permanente, a differenza di ogni altro animale lo fa in maniera transitoria.

Eppure già negli anni ’90 circolavano i primi dati relativi al possibile legame tra insulino-resistenza ed iperuricemia

E quindi, per controllare i livelli di acido urico attenzione al Buono (fruttosio), al Brutto (cibi ricchi di purine) e al Cattivo (lievito di birra)…sentite anche voi Morricone in sottofondo? 😉

Per approfondimenti, raccomando la lettura di La dieta intermittente, libro al quale questo articolo fa riferimento.

La malattia, menzogna contro se stessi?

La malattia, menzogna contro se stessi?

malattia errore informazione

Nei miei seminari utilizzo spesso immagini del mondo informatico per chiarire come la realtà della psiche possa “interferire” con la realtà corporea, passando attraverso la programmazione del sistema immunitario. La visione della malattia come errore d’informazione è d’altra parte una nuova frontiera nell’ambito delle più recenti acquisizioni della medicina biofisica e della biologica quantistica.

Eppure in passato diversi autori parlavano già della malattia psicosomatica come di un’alterazione nel processo di programmazione psichica: passando per Groddeck nel suo Il linguaggio dell’Es e per la Candace Pert, che mette in evidenza il ruolo della Biochimica dell’onestà, propongo oggi questo estratto di Antonio Meneghetti dal libro La psicosomatica nell’ottica ontopsicologica.

Buona lettura! 😉

“La malattia psicosomatica è l’esposto di una menzogna, ovvero di un progetto sbagliato contro la propria natura o egoismo.

È una menzogna che il bambino o la bambina comincia ad apprendere per realizzare il proprio successo, il proprio primato, il proprio vantaggio, in una maniera non prevista dalla natura nè dalla società. È un’ambizione errata.

Ogni bambino realizza un compromesso storico

Tutti siamo stati bambini e tutti ricordiamo di avere avuto i nostri problemi riguardo il modo in cui indovinare la situazione: la scuola, i compagni, i fratelli, i genitori, i nonni, etc.  Onestamente dobbiamo ricordare che la vita più dura è la prima infanzia. Noi capivamo tutto, tutto ci feriva e quasi sempre sapevamo fare il sorriso diplomatico, anche a vento contrario. Ci siamo trovati in una guerra difficile, fatta di attacchi invisibili. Ogni bambino, dopo un certo periodo, realizza il compromesso storico di essere in un certo modo per venire accettato. In questa maniera sopravvive e va avanti.

Il problema è che quello che si ritiene una tattica esterna, superficiale, in realtà è un sistema che viene sincronizzato realmente dal Sistema Nervoso Centrale. L’handicap che succede a molti è il fatto di non rendersi conto che quella menzogna, che serve per regolamentare la propria economia esistenziale con l’ambiente familiare adulto, si stabilizza dentro se stessi. Ognuno ha strutturato un artifizio per ingannare gli altri ed essere lasciato in pace.

bambino compromesso storico

È una forma che, sin da bambini, il soggettovsa non essere vera, ma crede che sia una bugia di protezione dagli altri; invece proprio quella bugia, di cui è cosciente, si effettua come possibilità di attacco nel proprio sistema immunitario. Lo sbaglio che fanno tutti è ritenere che la psiche, il proprio modo di pensare, non sia costruttore e che il corpo sia una cosa a sé.

La continuità dello stile di vita stabilizza cerebralmente

Proprio per questo primo errore di non capire che il corpo è la parola diretta esclusivamente di ciò che intenziona la psiche, succcessivamente si cade nell’imbroglio della malattia. Siccome lo stile di vita, appreso da piccoli, viene ripetuto continuamente, la continuità stabilizza cerebralmente. Ciò che è creduto un’idea, un adattamento fittizio per imbrogliare gli altri, si sposta reale nel soma. Per portare un esempio, provate a pensare oggi senza la lingua che avete imparato: è impossibile, pur sapendo che la parola non è il pensiero.

La malattia è l’esposto di un progetto che è menzogna, un diverso contro natura, fatto in buona fede, anzi con la sacralizzazione del mondo intero.

Il progetto è fatto in vista di un egoiosmo, di una centralizzazione, di un primato, che però non ha i correlati della natura, quindi è un progetto di ambizione sbagliato”.

Perché la “prova-costume” è contro natura!

La “prova-costume” è contro natura!
Perchè nessun animale si sognerebbe di mettersi a dieta in questo periodo dell’anno?

 

Capasso dieta prova costume

Tra il serio e il faceto, affrontiamo in questo post un tema piuttosto importante, ovvero la cosiddetta sindrome metabolica e l’insulino-resistenza (condizione caratterizzata da aumento della glicemia basale, iper-lipidemia, obesità, ipertensione).

Partiamo da un assunto di base: tutte le esigenze sociali e culturali che si sono sviluppate con estrema rapidità negli ultimi 50 anni (inclusa la famigerata prova-costume), non interessano minimamente ai nostri processi biochimici e metabolici di base, che sono fondati invece su una logica piuttosto primitiva ma essenziale come quella della sopravvivenza.

Per poter capire meglio questa logica elementare, il modello di studio e di comprensione più agevole come sempre ci è offerto dal regno della natura, e in particolare dal comportamento degli animali. Senza andare troppo a scomodare il predatore-raccoglitore che si aggira affamato con la clava in mano nei meandri del nostro cervello più antico…

La sindrome metabolica è un meccanismo di adattamento naturale, transitorio e reversibile

  • La sindrome metabolica non è una prerogativa esclusiva della specie umana, ma rappresenta un meccanismo adattativo che è presente in moltissime altre specie animali. Gli animali infatti si preparano alle loro prove di sopravvivenza accumulando grasso nei mesi primaverili e/o estivi, mediante lo sviluppo di una sindrome metabolica che esita in un quadro pre-diabetico. Pensiamo allo scoiattolo che, come l’orso e la marmotta, affronta d’inverno il letargo. Lo scoiattolo in estate si abbuffa di cibo e sviluppa uno stato di insulino-resistenza acuta transitorio che gli permette di accumulare grandi quantità di grasso. In sostanza, nei mesi caldi appronta la scorta che utilizzerà come unica fonte di nutrimento per sopravvivere durante tutto il periodo invernale.
    L’insulino-resistenza che sta alla base della sindrome metabolica costituisce infatti il modo più efficace che si conosca in natura per proteggersi dalle carestie. Questo stato può essere definito a tutti gli effetti una condizione naturale di estate metabolica.

la sindrome metabolica in natura

  • Dato che questo è un meccanismo metabolico che è tipico della maggior parte dei vertebrati, tutti gli animali sono progettati per funzionare in questo modo e riescono a farlo senza rischi per la salute perché vivono in un ambiente naturale, dove non esistono fonti industriali di cibo e questo non viene artificialmente modificato allo scopo di trasformare i suoi contenuti nutrizionali originari.
  • La sempre crescente quota di individui che oggi presenta le caratteristiche della sindrome metabolica è come se vivesse perennemente nella stagione estiva.
    Il problema nell’uomo infatti è che questo meccanismo adattativo viene totalmente sovvertito perché, oltre a mangiare tutto l’anno come se si stesse preparando a una migrazione o a una ibernazione, non affronta mai periodi di digiuno o di intensa attività fisica. La sindrome metabolica finisce così con il diventare fonte di patologia.

In sostanza, riempirsi il sangue di glucosio e trigliceridi e aumentare di peso durante la primavera o l’estate, quando il cibo è disponibile e il clima più mite, sono gli unici modi esistenti in natura per sopravvivere a grandi fatiche fisiche o a periodi di scarsità di cibo.

Perchè nell’uomo questo interruttore metabolico si inceppa?

In natura quindi è noto che uno stato di pre-diabete è in realtà un efficacissimo metodo di sopravvivenza in situazioni estreme e le specie animali, incluso l’uomo, hanno un interruttore metabolico che, quando viene attivato, permette di sviluppare questa condizione.

Mentre negli animali questo stato metabolico è transitorio, l’uomo con il suo stile di vita distorto mantiene questo interruttore metabolico attivato in maniera permanente.

Eppure, anche nell’uomo la sindrome metabolica è un meccanismo adattativo naturale assolutamente reversibile. Il meccanismo biologico che porta alla sua reversibilità si inceppa quando:

  • si mangia troppo e troppo spesso durante i mesi autunnali e invernali;
  • ci si alimenta in gran parte con cibi innaturali;
  • non si digiuna periodicamente, in particolare durante i mesi autunnali e invernali (secondo dei precisi criteri!)
  • non si fa periodicamente qualche attività fisica, specie di elevata intensità.

 Insomma, diciamo che la natura non ci viene incontro se proprio in questo periodo dell’anno ci ostiniamo a voler perdere peso… perché cadere in un circolo vizioso di frustrazione adottando una strategia già perdente in partenza?

Rimandiamo non a Settembre, ma al prossimo post per parlare degli interruttori metabolici e in particolare di acido urico. Una piccola anticipazione: occhio al fruttosio!

Per chi volesse approfondire il tema, raccomando la lettura di La dieta intermittente, libro al quale questo articolo fa riferimento.

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