Statistica o realtà? Il pollo di Trilussa in medicina

Statistica o realtà?
Il pollo di Trilussa in medicina

Oggi scrivo questo post per dare degll spunti di riflessione a tutte quelle persone che cercano metodiche diagnostiche e/o terapeutiche al di fuori di quelle convenzionali. Facciamo riferimento a tutto il mondo delle apparecchiature generalmente dette “quantistiche”, di biorisonanza e affini.

Dichiaro subito il mio conflitto d’interesse in merito! Come medico utilizzo quotidianamente uno strumento diagnostico di biorisonanza che è il BioExplorer, e proprio per questo mi piace esplorare tutte le tecnologie in qualche modo “sorelle” per capirne vantaggi e svantaggi.

strumentazioni medicina quantica

Oggi vorrei chiarire una cosa: ho visto strumentazioni fantastiche, molto più rapide e maneggevoli del Bioexplorer, al punto da avere spesso pensato che quella che utilizzo potrebbe essere una tecnologia “superata”.

Indagando però poi ho capito una cosa. Una cosa che i produttori o i rivenditori di queste apparecchiature a volte non spiegano bene ai medici potenziali utilizzatori, e che gli utenti finali (i potenziali pazienti) in linea di massima ignorano del tutto. Molte delle fantasmagoriche apparecchiature “quantiche” che esistono in giro, dotate di mirabolanti telecamere, occhiali, pedane o caschetti, fanno una minuziosa scansione della persona praticamente senza essere collegate alla persona stessa. A volte solo inserendo nome cognome e data di nascita. La cosa incredibile è che molto spesso “ci prendono”, restituiscono cioè un quadro psico-fisico della persona molto verosimile.

Qualcuno “tipo-voi”, ma che non siete “voi”

Ovviamente non potevo non chiedermi come fosse possibile…fino a che qualcuno ha cominciato a fornirmi una risposta concreta che non era più solo “vagheggiata”. La maggioranza di questi sistemi in sostanza utilizza i dati del soggetto per andarli a confrontare con quelli presenti in un database, più o numeroso, in cui sono archiviati i dati delle scansioni di altri soggetti. E quanto più ampio è il database a cui uno strumento si appoggia, quanto più sale anche il costo dello strumento stesso.   

Questi strumenti, cioè, attingono ai “modelli” creati ed estrapolati a partire dall’analisi di un certo numero di soggetti, che per quanto possano essere numerosi, non saranno mai esattamente come voi. Lavorano infatti con dei modelli statistici: quanto più le tue caratteristiche sono “simili” a quelle di uno dei pattern presenti nel database, quanto più anche tu avrai quella probabilità di avere quegli aspetti psichici, emotivi, fisici, quelle malattie e quei rimedi.

modello statistico uomo vero

La super-dettagliata scansione che questi strumenti quantici restituiscono è di qualcuno “tipo-voi”, ma che non siete “voi” nel qui e ora.

Riporto qui un passo di Marie-Louise von Franz, tratto da “L’uomo e i suoi simboli” di Carl Jung:

Molti hanno criticato la posizione di Jung, sotto il profilo che essa non presenta il materiale psichico in modo sistematico. Ma queste critiche trascurano il fatto che quel materiale è un’esperienza viva fermentata dall’emozione, per natura irrazionale e mutevole, che non si adatta se non superficialmente alle strettoie matematiche.

Quando si ha a che fare con dati statistici, una descrizione razionale e sistematica è sempre possibile. Ma quando si cerca di descrivere un singolo evento psichico, non possiamo fare altro che presentarne una onesta raffigurazione dal maggior numero possibile di punti di vista.

Analogamente, gli scienziati devono ammettere di non sapere che cosa è la luce. Possono dire che, in certe condizioni sperimentali, essa sembra costituita da particelle, mentre in altre condizioni sembra composta da onde. Ma che cosa essa sia “in sé” è ignoto.

La psicologia dell’inconscio, e qualsiasi descrizione del processo di individuazione (inclusa la malattia, specifico io), incontrano analoghe difficoltà di definizione.

Ecco perché amo quello che faccio ogni giorno: perché ogni minuto vedo in diretta l’informazione specifica di quella persona che ho davanti a me, nella sua unica irripetibilità. E ho la possibilità di vedere sempre in diretta come cambia nel tempo, non solo nell’arco della stessa visita, ma soprattutto tra una visita e l’altra.

La statistica va conosciuta,
ma poi dimenticata

Questo non significa che non reputi di valore le apparecchiature che poggiamo su database statistici: dico solo che è bene saperlo per scegliere consapevolmente quale tipo di analisi fare in rapporto anche al momento.

creatività inconscio

Sicuramente la statistica ha un suo fondamentale ruolo per fotografare delle tendenze generali e come queste possono inscriversi nell’individuo. Ma nessuna statistica potrà mai raccontare le pieghe del tutto personali di ogni singolo individuo nella sua unità psicobiologica.

Se è vero che molti dei nostri problemi derivano da schemi di comportamento che si ripetono, è anche vero che da qualche parte fa sempre capolino nelle maglie del tessuto di ogni individuo quella variabile creativa della psiche dalla quale spesso deriva anche la “soluzione” o la “guarigione”. E questa variabile creativa della psiche non può essere colta da nessuna statistica. È per questo che dico che la statistica delle malattie deve essere sì conosciuta, ma poi dimenticata (un po’ come la diagnosi, ci cui ho parlato in un altro post).

La statistica ci può indicare l’andamento generale di una certa malattia e le sue possibilità di cura. Ma nessuno, e sottolineo nessuno, potrà mai dire ad un paziente la sua percentuale di guarigione o di salvezza in base ad una statistica. Fare questo significa privare il soggetto della sua irripetibile individualità e dell’unicità della sua storia di vita passata e del suo percorso futuro.

Cito ancora la von Franz:

Se molti problemi umani sono simili, non sono mai identici.

Proprio per l’incidenza di questi fattori di similitudine e differenza, è difficile schematizzare le infinite possibilità di variazione del processo di individuazione. Il fatto è che ciascuno di noi deve fare qualche cosa di diverso, qualche cosa di assolutamente privato e personale.

Non permettete mai a nessuno
di ridurvi a una statistica.

Rabbrividisco ogni volta che sento dire: “L’oncologo ha detto che sono rimasti 6 mesi di vita” o “Ho il 10% di possibilità di guarire”.

“Chi può sapere se tu rientri o no proprio in quel 10%?”,  controbatto allora io.

statistica pollo

La verità è che nessuno può rispondere a questa domanda, ma di certo si può aiutare una persona a posizionarsi in quel 10% oppure a cadere nel 90% di quelli che non ce la fanno. In questo senso, le “etichette” della statistica sono molto potenti nell’orientare e indirizzare il variegato potenziale di una persona, senza che quest’ultimo venga almeno visto e ascoltato…

Non permettete mai a nessuno di ridurvi a una statistica.

Quindi statistica sì, ma senza dimenticare quel potenziale creativo della psiche che proprio nel sintomo e nella malattia può trovare un gradino di appoggio per manifestarsi!

Per concludere, ci rinfreschiamo la memoria con Trilussa e la storia del pollo…;-)

«Sai ched’è la statistica? È ’na cosa
che serve pe’ fa’ un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che sposa.
Ma pe’ me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pe’ via che, lì, la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
secondo le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e, se nun entra ne le spese tue,
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’è un antro che ne magna due
».

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