I 3 cervelli in Coerenza

I 3 cervelli in coerenza

Questa è una sintesi elaborata negli ultimi giorni. Forse non è definitiva. Forse non è completa. Forse tra qualche tempo la riguarderò sorridendo.

Ma adesso mi “suona” e mi piace. 😉

Di fronte alla scelte e alle situazioni da gestire che quotidianamente incontriamo:

1) La Pancia SCEGLIE COSA vuole, lo SCOPO della situazione da raggiungere, l’insegnamento per la propria evoluzione.

2) Il cuore ACCETTA e COMPRENDE il PERCHE’ della scelta e della situazione, perché quell’insegnamento è funzionale al mio sviluppo.

3) La testa ESEGUE, elabora strategie su COME e QUANDO raggiungere l’obiettivo, i MODI e i TEMPI adeguati in rapporto alla situazione. Quali sono i nuovi modelli in relazione a quanto appreso.

Sii buono con te stesso e apri il tuo cuore agli altri.

Sii buono con te stesso e apri il tuo cuore agli altri.

Condivido in questo post dei passaggi tratti dal libro “Alla ricerca dell’equilibrio interiore” di Anselm Grun, una lettura che ancora una volta ci ricorda come nelle antiche tradizioni spirituali fosse contenuto già tutto, e che nessuna delle nostre attuali “correnti” ha inventato o scoperto nulla!

Buona serata di stelle cadenti a tutti!

Anthony de Mello racconta una storia che mette in evidenza l’importanza della relazione delle persone tra loro e con se stesse.

Un commerciante si presentò al maestro e cercò di sapere da lui qual era il segreto di una vita di successo. Il maestro gli rispose: “Fai felice una persona ogni giorno!”. E poi, dopo una breve pausa, aggiunse: “…puoi anche essere tu questa persona”. E dopo un po’ aggiunse ancora: “Questo vale soprattutto quando sei tu questa persona”.

 Spesso pensiamo che una buona condotta si riferisca solamente agli altri. Ma non è così. Per poter avere un cuore per gli infelici e i poveri, bisogna avere un cuore per ciò che di infelice e di povero sta dentro di noi. “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. [“Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura”, diceva Dante! ;-)]

Cosa vuol dire dunque essere buoni con se stessi?

amore medicina naturale

Accettarsi come si è

Non significa che sto con le mani in mano e accetto di essere quello che sono. Voglio anche crescere. Non sono ancora come vorrei essere. Essere buoni con se stessi significa prima di tutto una cosa: accettarsi come si è. Io riesco a cambiare solo ciò che ho accettato. Prima di tutto devo quindi riconciliarmi con la mia storia di vita, con il mio carattere, con i miei punti di forza e con le mie debolezze. E anzitutto devo riconciliarmi con il mio corpo, così com’è.

Nei colloqui incontro ripetutamente delle persone che si arrabbiano interiormente con se stesse e che vogliono cambiarsi facendosi violenza. Ma se mi arrabbio con me stesso, se mi condanno perché sono quello che sono, non riesco neppure a cambiarmi. Mi fermerò allora alla lotta con me stesso. Recido quello che condanno dentro di me. E questo non cambierà. Devo accettare di avere questa o quella debolezza, questo o quel difetto. La debolezza mi rimarrà sempre. Perciò devo trattarla con amore. Allora cambierà.

L’amore è una forza che trasforma. L’amore può portare a vita nuova ciò che è inaridito. Può far rifiorire ciò che è secco. Può riammorbidire ciò che è duro, può dare a ciò che è disprezzato lo splendore della bellezza e può portare luce nella tenebra.

Non posso però abusare degli altri. Se apro il mio cuore all’altro solo per avere dei benefici, ne ricavo solamente vuotezza. Se invece apro il mio cuore perché l’altro mi interessa, perché avverto i suoi bisogni, perché sento assieme a lui, perché vorrei aiutarlo, ne traggo ricchi doni. Se dò perché io stesso ho bisogno di attenzione e di conferma, mi sentirò ben presto esaurito.

Pensa anche a te stesso, quando ti dedichi agli altri

Anselm Grun amore reciproco

Se invece dò perché ho ricevuto abbastanza amore e ne ricevo continuamente, nel dare vengo arricchito anche io. Se l’altro si sente capito da me e se ne va più leggero, anch’io sento di vere avuto un dono. Grazie a me qualcuno ha ottenuto più vita. Questo suscita in me un sentimento di gratitudine e di gioia. I due poli dell’amore di sé e dell’amore degli altri non vengono uno di seguito all’altro, non sono uno accanto all’altro in un rapporto di anteposizione e di subordinazione, ma si intrecciano.

Non posso aspettare a praticare l’amore del prossimo fino a quando sono a posto con l’amore per me stesso.

Bisogna avere del tempo in cui potersi dedicare amorevolmente a se stessi per non esaurirsi nell’amore per gli altri. Dobbiamo avere un buon fiuto per cogliere quello che si muove nel nostro animo. Lo dice chiaramente la storia raccontata da Anthony de Mello: pensa anche a te stesso, quando ti dedichi agli altri. È giusto allora quello che ci dice un proverbio cinese: “L’amore reciproco arricchisce anche i poveri”.

Le Emozioni, molecole tra Psiche e Soma

Le Emozioni, molecole tra Psiche e Soma

Nei prossimi post riportiamo, divisa in più “puntate”, la relazione tenuta lo scorso 29 Giugno nell’ambito della Conferenza Internazionale sull’Educazione Emozionale, organizzata dall’Asilo nel Bosco di Ostia (per gli interessati, qui trovate un breve video sintetico dell’evento, realizzato dalla Confederazione Internazionale degli Asili nel Bosco!). Enjoy! 😉

Emozioni e Cuore

Quando parliamo di emozioni, facciamo tutti istintivamente riferimento al cuore, inteso come pompa muscolare. Nella tradizione della Medicina Cinese, invece, il cuore non è l’organo muscolare, ma piuttosto la cavità, gli spazi, delimitati dalle pareti muscolari. Il cuore, cioè, è quello spazio pronto ad accogliere il sangue e a farlo fluire verso tutti gli organi e distretti corporei, con lo scopo di nutrirli.

emozioni e cuore

L’ideogramma del cuore

Va detto che il sangue, oltre ad essere il mezzo che trasporta il nutrimento, cioè il veicolo di nutrienti derivanti dall’alimentazione, è da millenni descritto nelle antiche tradizioni orientali anche come veicolo di emozioni. Questo fatto noi occidentali lo abbiamo compreso scientificamente grazie alla scoperta dei neurotrasmettitori o neuropeptidi (adrenalina, serotonina, dopamina, etc.), cioè quelle molecole che traducono nel linguaggio biologico delle cellule i nostri vissuti emozionali, le nostre reazioni più immediate, instintive e spontanee (rabbia, paura, dolore, etc.).

Ecco che il vuoto del cuore messo in evidenza dalla medicina cinese diventa maggiormente comprensibile: il cuore è quello spazio pronto ad accogliere le nostre emozioni e lasciarle poi liberamente fluire. Questo significa anche che tutto il nostro organismo è informato sui nostri vissuti emozionali, attraverso i neuropeptidi che viaggiano nel sangue.

Questo è del tutto coerente con la visione dell’uomo come unità: non esiste parte del corpo che non sappia cosa stia accadendo all’estremità opposta. Mi piace immaginarci come una fitta rete di comunicazione autostradale dove incessantemente le molecole, le informazioni, viaggiano per connettere organi e apparati affinché l’informazione sia sempre una e la stessa per tutte le cellule. La natura cioè ha predisposto una perfetta sincronizzazione e orchestrazione del corpo affinché ogni parte attui il proprio compito con le modalità che le sono proprie, ma sempre con lo stesso obiettivo comune.

Emozioni tra Cuore e Intestino!

Sarà un caso che l’agopunto che identifica il cuore è sul dito mignolo proprio a fianco dell’agopunto che fa riferimento all’intestino tenue? Ecco che cuore e intestino si configurano come un unico sistema funzionale, quasi come fossero un unico organo. Perché?

digerire le emozioni

La continuità tra gli agopunti Intestino e Cuore nel dito mignolo

L’intestino metabolizza gli alimenti, li digerisce e assolve la fondamentale funzione di separare il puro dall’impuro, cioè discriminare cosa tenere, assorbire e farne un mattoncino per il proprio edificio, e cosa invece eliminare perché di troppo, tossico. Analogamente accade per i vissuti emozionali. Il cervello dell’intestino è il primo metabolizzatore delle nostre esperienze emozionali: sta a lui il compito di discriminare, nell’ambito delle esperienze che viviamo, tra ciò che deve essere tenuto ed elaborato per la crescita della nostra persona e cosa deve essere lasciato andare. Questa “elaborazione” viene poi comunicata al cuore, che la accoglie e la diffonde a tutte le cellule.

Quando mettiamo in atto questi programmi biologici di risposta emozionale, è previsto che esaurita la circostanza specifica che l’ha innescata, anche la risposta biologica si spenga, esattamente come quando usiamo un file sul PC e poi lo chiudiamo. Sarebbe tutto perfetto nella logica di natura, se non fosse che alcuni di questi meccanismi possono “incepparsi”. Esattamente come quando un file rimane aperto in background nel computer, continuando ad essere operativo e a impiegare risorse di sistema, e noi neanche ce ne accorgiamo.

La stessa cosa può accadere nel nostro corpo.

Guarigione, una porta che si apre solo da dentro

La via per la guarigione passa per una porta che si apre solo dall’interno. Si può mostrare la strada, si può anche arrivare ad inserire la chiave nella toppa, ma la mandata finale per aprirla non può – e non deve – essere data da fuori.

Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare (Ippocrate)

ippocrate medicina naturale

Il bello di quando hai un sito internet è vederne il dietro le quinte. Tra le cose divertenti del backstage c’è che si può vedere cosa cerca la gente su google che gli permette di arrivare al tuo sito…

Ed è ormai da mesi che una delle cose più ricercate da voi utenti è il significato della famosa frase di Ippocrate (ma poi, sarà veramente sua?):
Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.

Il costrutto di “resistenza” (al cambiamento, e quindi alla guarigione) è molto noto in psicologia, ma meno considerato in medicina. Al di là della resistenza puramente biologica verso certe terapie, in campo medico siamo molto lontani dall’accettare che l’atteggiamento interiore di un individuo possa contribuire al mancato raggiungimento della guarigione.

Esiste una certa letteratura su quelli che sono i vantaggi secondari della malattia e sul cosiddetto “comportamento da malattia”, ma una delle metafore più brillanti sulla non disponibilità di una persona a guarire ce la offre Shakespeare nell’Amleto:

“Chiamatemi col nome di un qualunque strumento, quello che preferite, ma per quanto le vostre mani siano abili, non mi suonerete mai.”

Volendo esemplificare in maniera più concreta, riporto il passo del libro “il Cervello Anarchico” dove il dottor Soresi racconta di una paziente ammalatasi di tumore al polmone:

“Donna di altissimo livello culturale, fumatrice accanita. Il marito la tradiva sfrontatamente con una giovane amante. Quando la informai che aveva un tumore polmonare, mi raggelò: “Non m’interessa. L’importante è che lo dica a mio marito”. Cosa che feci, anche in maniera piuttosto teatrale. Lui scoppiò a piangere, lei sfoderò un sorriso trionfale. È evidente che due anni di stress violento avevano provocato nella donna un abbassamento delle difese immunitarie. Almeno morì contenta, sei mesi dopo”.

Per quanto le vostre mani siano abili, non mi suonerete mai

Esiste cioè una disponibilità nel processo di cura e guarigione che viene da dentro, da una volontà che non è solo quella esternamente dichiarata (“Io voglio guarire con tutto me stesso”). Le barriere alla guarigione sono a volte di tipo più profondo, inconscio, ed hanno a che fare con memorie di tipo implicito.
Ma altre volte queste barriere sono esplicite e dichiarate, come nell’esempio del dottor Soresi: la persona vuole ottenere quel preciso scopo, e poco importa se questo dovesse passare anche attraverso la malattia.

Quindi nessuno vuole la malattia in sé, ma vuole altro (un primato, una gratificazione, una rivalsa, un affetto, un amore) e per arrivarci si può passare anche attraverso la malattia. Perché anche se dolorosa, a volte sembra la via più facile, più comoda: si lascia “urlare” al corpo ciò che non si vuole “vedere” dentro la propria anima. Anzi, spesso è proprio la lotta matta e disperata contro il proprio sintomo a sostenere e alimentare il sintomo stesso: più gridiamo libertà, e più ci sentiamo chiusi nella gabbia. Quanto più una persona si agita in relazione al proprio stato, quanto più rifugge dalla vera causa del proprio disagio.

Esigenza psichica e malattia sono strettamente intrecciate

Guarigione porta che si apre da dentro

Esigenza psichica e malattia sono quindi strettamente intrecciate, ma la persona spesso non sospetta – o non vuole riconoscere – questa connessione. E quindi vuole certamente guarire, ma vuole guarire comunque a modo suo. “Mi dica tutto quello che devo fare e io lo eseguirò fedelmente”, dice il paziente, e subito compare il sottotitolo “Certo, quello che dici tu, ma come dico io”.

Dai classici della medicina cinese non è ritenuto corretto trattare o stimolare il meridiano del cuore, sede dello Spirito o Shen dell’individuo. Nessuno ha il diritto di violare l’Anima della persona. Ma quello che è ammesso fare è trattare quel punto del meridiano cuore che si trova sul polso (Shen Men o Porta dello Shen) e che consente l’ingresso verso la sintonizzazione con il proprio Spirito.

Impossibile cancellare o dimenticare una “ferita”, un segno rimasto dentro. E trovo che sia poco legittimo invitare una persona a farlo, “andando oltre”.

Ma quello che è possibile fare è cambiare la lente attraverso la quale guardare a quell’evento, quella situazione, quella persona. Allora possono cambiare i colori, i contorni, le dimensioni. In altre parole, è possibile riscrivere il significato di quel “dolore” e contestualizzarlo all’interno di una panoramica molto più ampia.

Capasso Bioexplorer disponibilità guarire

Esattamente come quando avviciniamo l’occhio alla macchinetta fotografica e non capiamo cosa stiamo puntando, fino a quando ci rendiamo conto che siamo al massimo dello zoom, fissati su un minuscolo dettaglio che appare però così grande da spaventare…quindi togliamo lo zoom e cominciamo a vedere la prospettiva che si allarga, e quel dettaglio che prima occupava tutta la scena diventa una goccia dentro un mare di realtà più vasto, fluido e dinamico.

E quella goccia è sempre lì, ma ora connessa con tutte le altre dell’oceano in un’unica entità di senso.

Per un boccone amaro da mandar giù!

bioexplorer Capasso sapori

Per un boccone amaro da mandar giù!

“Rimanere con l’amaro in bocca”, “dover ingoiare quel boccone amaro”, “masticare amaro”: come al solito, nei modi di dire popolari quotidiani è racchiusa tanta saggezza!

Le situazioni della vita che risultano per noi spiacevoli, difficili da accettare, e che lasciano un senso di “indigerito” (come qualcosa che resta sul groppone) hanno tutte a che fare con il lato Amaro della vita. Amaro e “digestione” sembrano quindi essere strettamente connessi!

Per approfondire queste considerazioni, voglio condividere un articolo di Roberto Capponi della Scuola di Discipline Orientali Tian Chong.

In Medicina Cinese sappiamo che “Il Sapore Amaro è associato alla purificazione dal Calore (infiammazioni, bruciori, rossori, agitazione ed urgenza), alla purgazione ed all’eliminazione dell’Umidità (stagnazione di liquidi con secrezioni torbide, gonfiore, pienezza, impasse nel cammino, rimuginazione), alla stimolazione circolatoria dei liquidi”.

Insomma, l’Amaro è per eccellenza il sapore associato ai processi di detossificazione e depurazione….E se l’Amaro è associato alla purificazione dal calore, non possiamo non mettere in relazione diretta l’Amaro con il Fuoco Imperatore di Cuore e Intestino Tenue e con il Fuoco Ministeriale di Pericardio e Triplice Riscaldatore.

“Il Fuoco Imperatore (Cuore ed Intestino Tenue) controlla la psiche, la consapevolezza e lo Spirito individuale. É la coscienza individuale che si apre al Cielo per condurre il proprio percorso realizzativo. É scoprire, percepire e vivere del senso della vita che ci è stata data”.

Per dirla in poche parole, il Fuoco Imperatore è lo spirito che guida, dirige e orienta i processi energetici psico-fisici dell’individuo.

Il Fuoco Ministro (Pericardio e Triplice Riscaldatore) applica dei meccanismi di filtrazione al vissuto ed alle relative esperienze. Il Pericardio rappresenta i limiti ed i filtri che ci si pongono in maniera autonoma per rendere accettabile l’inaccettabile, per non fronteggiare le proprie paure, brame, avidità, abitudini cristallizzate (gabbie d’oro)… per non doversi confrontare col cambiamento. Il Triplice RIscaldatore gestisce i limiti/ostacoli che si percepiscono al di fuori di sé, che l’entourage a cui si appartiene struttura intorno al proprio percorso di vita e realizzativo, come convenzioni sociali e familiari, aspettative dei parenti/amici/colleghi che facciano sentire limitati nel proprio essere ed esprimersi”.

Il Fuoco Ministro quindi ha a che vedere con tutti quei meccanismi con i quali ci auto-inganniamo (e auto-ingabbiamo) per legittimare il fatto di non intraprendere quei “passi” che, al fondo di noi, sappiamo essere decisivi per la nostra crescita…

Ricapitolando, quindi, l’Amaro ha a che vedere con la purificazione dalle difficoltà “percepite” e dalle limitazioni automatiche che ci im-poniamo, e che non permettono di realizzare il cammino naturale del nostro spirito. Limiti e blocchi che trovano poi espressione patologica a livello psico-corporeo con la stasi o l’esplosione delle normali funzioni biologiche.

bioexplorer amaro digestione

“E’ davvero significativo scoprire come la Via per l’Autenticità che dobbiamo al nostro Spirito ed alla nostra Natura Essenziale, cioè il Fuoco, passi anche per l’Amaro. Amaro nella vita (cibo ed esperienze), nella scoperta “dolorosa” di ciò che è rimasto latente e misterioso nella profondità del Mistero (Xuan) che caratterizza ogni umano e che solo con la Luce del Fuoco è possibile portare a manifestazione consapevole ed onesta. L’amarezza di illuminare ciò che ha creato ferite, traumi, rimpianti o rimorsi e che si era scelto di non affrontare”.

Ma siamo sicuri che l’unico amaro che si può assumere sia quello dei cibi e delle verdure in particolare?

“Il percorso Alchemico Taoista della Scuola della Completa Realtà porta anche a questo, a guardare con la Luce del Cuore (consapevolezza onesta) tutto ciò che di stagnante, torbido, irrisolto, doloroso rimane nel profondo di ognuno di noi. Solo con l’Amaro potremo lasciar andare tutto ciò (in Medicina Cinese parleremmo della purgazione dell’Umidità stagnante)”.

“Con il procedere del raffinamento interno si impara a vivere l’Amaro delle situazioni come Via alla presa di coscienza ed alla capacità di salutare con un sorriso consapevole ciò che è stato importante e strutturale (nel bene e nel male, a priori da qualsiasi giudizio polare), ma che non può più esserlo ora”.

“L’Amaro, comunque lo si voglia intendere, aiuta a ripartire, salutando chi e cosa ci è stato accanto ed intorno per riprendere il Viaggio senza meta fissa, ma animato da un Mandato Celeste da compiere, immutabile nel messaggio ma dinamico nella nostra capacità di comprenderlo e svelarlo in virtù del nostro livello di coscienza che diviene quotidianamente, senza rimpianto e resistenza”.

Insomma, quel boccone Amaro da mandar giù molto probabilmente sta solamente sollecitando il bisogno di emergere di un contenuto latente e “doloroso”, perché possa finalmente essere metabolizzato e quindi digerito, cioè essere guardato con consapevolezza onesta.

E grazie a Roberto! 😉