L’informazione del DNA “passa” attraverso segnali elettromagnetici

risonanza montagnier bioexplorer

Prima parte – La rilevazione dei segnali elettromagnetici (EMS)

 Ho ricordato casualmente che l’11 Luglio ricorre l’anniversario della mia laurea…sarà per questo che mi sono ritrovata a prendere in mano il mio (ormai) storico libro di Diagnostica per Immagini? Leggete fino in fondo e capirete che “c’azzecca”….

È in occasione del convegno “Acqua: veicolo di informazione. Nuove frontiere in Medicina”, che si è tenuto a Gennaio 2014 all’Ordine dei Medici di Roma, che per la prima volta incontro di persona Luc Montagnier, una specie di mito per me che, sul suo Nobel per l’HIV, costruivo i primi seminari da studentucola di medicina…e insieme a lui, Emilio Del Giudice. E soprattutto, per la prima volta entro in diretta in questo campo di ricerca, che ha a che vedere con la biologia “viva”, non quella morta che si studia su sezioni di insetti e uomini cadaveri, ma quella che coglie i processi propri degli organismi viventi nel loro divenire. E per cogliere questa nuova realtà, è evidente che serve un nuovo strumento, ed è proprio questo che rappresenta l’approccio alla biologia secondo i campi quantistici. Un framework che inevitabilmente richiede la cooperazione e l’integrazione tra fisici e medici/biologici, per lo stabilirsi di quella connessione che finalmente viene a crearsi tra discipline che, in sostanza, hanno sempre operato in silos, ognuna in cieco rispetto all’altra.

Condivido quindi questo recente lavoro scientifico Trasduzione dell’informazione del DNA attraverso acqua e onde elettromagnetiche, di Luc Montagnier, Emilio Del Giudice, Alberto Tedeschi e altri che racchiude, in sintesi, tre punti chiave emersi dal lavoro di circa 10 anni in questo campo della biologia degli organismi viventi e “vivi”.

  • Il DNA batterico e virale in soluzione acquosa, opportunamente diluita, emette segnali elettromagnetici (EMS) di bassa frequenza.
  • I segnali elettromagnetici “registrati” nell’acqua possono essere “recuperati”, come evidenziato dalla possibilità di richiamare specifiche sequenze di DNA attraverso PCR
  • Questo processo di trasduzione è stato osservato anche nelle cellule degli organismi umani esposte ad EMS.

Gli autori concludono che deve esistere un’interazione molecolare di lungo raggio di tipo coerente nell’acqua tale da permettere l’osservazione di questi fenomeni.

In questo post partiamo dal punto primo, immergendoci pian piano in questa pubblicazione ancora troppo poco conosciuta.

  • Il DNA batterico e virale in soluzione acquosa, opportunamente diluita, emette segnali elettromagnetici (EMS) di bassa frequenza.

Come dimostrato dalle ricerche, questo è un fenomeno che riguarda la materia biologicamente attiva: cioè, l’induzione di EMS nell’acqua non è un fenomeno osservabile studiando, come classicamente viene fatto, i fluidi biologici freschi congelati (plasma, terreni di coltura). La capacità di indurre EMS viene invece mantenuta estraendo il DNA da materiale congelato. Questo segnale emesso dal DNA virale e batterico è infatti una sorta di “impronta digitale”, un tag diremmo oggi, un’etichetta indelebile che si trasmette al mezzo acquoso. La lunghezza dei frammenti del DNA che emettono EMS varia da 104 paia di basi (pari ad esempio ad uno specifico frammento del virus HIV) a diverse kilo-basi.

Va comunque precisato che perché l’acqua ad alte diluizioni catturi questi segnali elettromagnetici, devono essere rispettate delle condizioni molto stringenti, che sono le stesse richieste per il DNA estratto così come per i campioni di plasma o di mezzi di coltura freschi e non congelati. Tale condizioni configurano una procedura caratterizzata da un processo di doppia filtrazione, una serie di successive diluizioni (le diluizioni più basse sono infatti “silenti”, cioè non emettono segnali rilevabili) e quindi la raccolta delle EMS. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, va precisato che il segnale elettromagnetico viene prodotto e rilevato per risonanza. Questo significa che il DNA, batterico o virale, dopo essere stato estratto, filtrato e diluito in acqua, viene infine esposto ad un’eccitazione, ottenuta con una bassa frequenza di 7 hertz (quella minima perché sia attiva). Ah, gli autori precisano che hanno spento i telefoni cellulari e tolto la batteria perché alcuni dispositivi sono regolati da segnali a bassa frequenza…meglio evitare interferenze!

Vale la pena ricordare che quando ci sottoponiamo ad una risonanza magnetica, un esame oggi praticamente di routine, succede ad un livello diverso qualcosa di simile. Forse non lo sapete, ma venite esposti ad un campo magnetico in grado di eccitare, stimolare i nuclei degli atomi di idrogeno (quindi delle vostre molecole di acqua!) degli organi e tessuti, per vedere come questi reagiscono e rispondono…cioè, vi trasformate in un grande magnete, una vera e propria calamita umana che, a seconda di come si orienta, restituisce un segnale specifico.

Oggi riprendo in mano il libro del corso di laurea (datato 1995…) che descrive il funzionamento della Risonanza Magnetica e, con una certa sorpresa, leggo che il buon Giorgio Cittadini parlava proprio del modello dell’elettrodinamica quantistica per far capire a degli studenti di circa 23 anni, che hanno zero cognizioni di fisica quantistica, come funziona ‘sta benedetta Risonanza…e naturalmente si parla anche di coerenza di fase

Non riesco a pensare che quando oggi parlo ad un collega medico di elettrodinamica quantistica, fase e risonanza mi guarda come fossi un alieno…

Non si può certo pretendere che i medici capiscano fino al midollo queste cose, ma vorrei solo che si rendessero conto che, senza saperlo, utilizzano ogni giorno questi concetti. Pertanto non dovrebbero trincerarsi dietro a una presunta etichetta di “non scientificità” quando questi stessi concetti, accettati per fare diagnosi di tumore ad esempio, vengono poi impiegati anche in altro modo.

Sfasato? Rimettiti…in fase!

Nel video proposto oggi vediamo chiaramente la “coerenza” all’opera!

In un precedente post (La Coerenza spiegata da Emilio Del Giudice) presentavamo un video di Emilio Del Giudice nel quale magistralmente spiegava i concetti di Risonanza e Coerenza in biofisica alla luce del paradigma quantistico.

Del Giudice spiega che “grazie al fatto che gli oggetti quantistici fluttuano, possono esistere dei regimi in cui le oscillazioni di molti componenti si mettono in fase (si muovono a ritmo, come dei danzatori). Questo fenomeno nel mondo della fisica si chiama coerenza”.

E per spiegare questo concetto ricorre all’esperimento dei metronomi.

“Se si mettono dei metronomi su una superficie rigida e si fanno partire in tempi diversi, questi manterranno il loro tempo di partenza e rimarranno sfasati nel tempo. Ma se i metronomi vengono appoggiati su una superficie oscillante, anche se vengono fatti partire in tempi diversi riusciranno in brevissimo tempo a mettersi in fase. Si creerà così un insieme coerente. Il motivo è che c’è un mezzo (elastico) in grado di dialogare con ognuno di essi. Si crea così l’autoconsistenza. Questo significa che c’è quindi un continuo tentativo di ricreare la coerenza tra elementi vibranti di qualsiasi tipo”.

Come precisa Alberto Tedeschi, ricercatore indipendente da sempre parte dello storico gruppo di Emilio Del Giudice, si tratta di un semplice esempio di sincronizzazione spontanea, “anche se non si può estendere all’acqua coerente in quanto si dovrebbe parlare di fisica dei campi e non di aspetti meccanicistici con pochi elementi in gioco”.

Ma il concetto arriva forte e chiaro lo stesso, per chi vuole capire. La spontaneità della saggezza popolare da sempre afferma che, quando non ci sentiamo in forma, siamo “sfasati”…ecco, intuitivamente sappiamo dal nostro intimo che la perdita dello stato di salute equivale alla rottura di un’armonia, di un ordine coerente, che non è solo una poetica immagine mentale, ma un vero e proprio fenomeno oggi descrivibile in termini di biologia quantistica.

“La coerenza di fase dell’acqua, onnipresente in un corpo sano, spiega come il sistema nervoso possa accedere ai campi elettromagnetici ambientali, suggerendo il modo in cui è in grado, in uno stato di salute, di convertire la massa di eccitazioni in scelte cognitive e biochimiche appropriate, secondo codici seriali indagabili.

I “consigli” della medicina omeopatica, mediante la somministrazione di acqua risonante, “sussurranno” al paziente l’oceano di sensazioni con cui sta perdendo contatto, riconnettendo la sua memoria individuale alla memoria del mondo, la memoria di ciascuno alla memoria di tutti” (estratto da un piccolo, grande e denso libro, Omeopatia, l’acqua che cura).

E un’ultima considerazione: la lingua può creare delle barriere mentali enormi. L‘illusione che crea internet di poter accedere come un dio onnipotente ad ogni tipo di informazione è enorme. È pieno di letteratura scientifica nel mondo, ovviamente scritta in lingua inglese, su questi paradigmi e “discipline” che naturalmente sono all’avanguardia e veramente “neonate” rispetto ai tempi biblici della scienza ordinaria. Eppure basta un solo articolo-spazzatura in italiano che denigra tutto per “rassicurare” tutti quelli che forse-forse cominciano a temere che veramente le cose non stanno solo come hanno sempre creduto o detto. E il social-rimpallo di quel solo articolo si trasforma in una serena e “legittima” trincea.

Apriamo bene occhi, orecchie, mente e magari pure cuore, che quando funziona quello, si può anche fare a meno dell’inglese…;-)

Per chi vuole “sentire” meglio…
On-line è disponibile questa recente pubblicazione sul ruolo dell’acqua coerente nei sistemi viventi nella prospettiva dell’elettrodinamica quantistica (QED). In English, of course…

Il “pathos” in omeopatia: 3 punti per non confondere

omeopatia bioexplorer

Il confronto con i pazienti è sempre un’occasione importante di arricchimento e crescita, e questo post lo devo anche a quelli incontrati oggi!

Dunque…quella che oggi in tanti “spacciano” per omeopatia ha poco a che vedere con l’autentica omeopatia, quella originaria. Curare “quel” sintomo lamentato dal paziente con quel certo rimedio è qualcosa che oggi si può fare benissimo grazie ai tanti “dizionari” dell’omeopatia e anche al web. Ma questo può avere un prezzo da pagare. Non che sia scorretto procedere in questo modo, ma le persone devono sapere e capire che l’omeopatia non è nata, non è stata concepita, per essere utilizzata in questo modo. O almeno “solo” in questo modo.

Quali sono gli equivoci più frequenti?

Tanto male non fa. Ecco, quando sento questa affermazione, che sia da parte di un professionista del settore o di un paziente, mi si accappona la pelle. Dire che tanto male non fa, significa non aver compreso i meccanismi di azione del rimedio omeopatico. E quindi non essere entrati in sintonia con l’omeopatia stessa. Posto che il rimedio omeopatico fornisce un preciso “segnale” informativo alla persona, una frequenza selettiva, se questo segnale è quello sbagliato, allora anche l’effetto che si ottiene potrebbe non essere quello adeguato per il problema della persona in quel momento. E’ come digitare sulla tastiera del telefono un numero sbagliato: risponde un altro, che non è chi cercavate. Personalmente, trattare con i rimedi omeopatici mi fa sentire addosso una responsabilità ancora più grande di quella che si ha usando farmaci tradizionali. A meno che non si scelga di fare “melina”, traccheggiando con rimedi molto generali a basse diluizioni. Cioè, può andare bene farlo mentre si sta cercando di capire altro, all’interno di una strategia che, con le adeguate personalizzazioni, rimane pur sempre una…ma non come metodo in sé in assoluto.

E’ normale che all’inizio i sintomi si aggravino. Sì, è vero, è riportato in tutti i sacri e storici testi, è esperienza di ogni serio omeopata la cosiddetta “crisi di guarigione”, ed è qualcosa che ha una precisa spiegazione, peraltro confermata e suffragata anche da diversi ambiti di ricerca. Ma non si può liquidare con questa frase l’eventualità del punto sopra: cioè il rimedio potrebbe non essere quello corretto. Tra i tanti fattori, anche questo va considerato.

I tempi dell’omeopatia sono lunghi. E qui veniamo al punto. Di nuovo: siamo sicuri che i tempi sono lunghi oppure il rimedio non è quello adatto? C’è una cosa che va capita: nell’intenzione autentica dell’omeopatia, i sintomi lamentati dal paziente, che spesso sono molto comuni, contano poco. O meglio: l’omeopatia opera ripristinando la corrente vitale dell’individuo e per farlo deve agire a monte, nelle sfere più alte della persona, quindi in ambito psichico ed emotivo. Per fare questo, i sintomi che contano sono quelli più “tipici” del paziente, quelli che caratterizzano meglio la maniera personale con cui il malato fa la “sua” malattia. Per cui anche nel trattare il sintomo locale, il rimedio deve sempre corrispondere alle caratteristiche fondamentali dell’individuo. Per questo, occorre accantonare l’ansia di guarigione e l’incertezza sul probabile rimedio: bisogna capire il malato nella sua totalità.

Una volta scelto il rimedio sulla base del sintomo inserito nel contesto della specifica personalità del paziente, allora è possibile che serva del tempo perché il rimedio, nella sua azione a livello dei piani “più alti”, generi anche il naturale riequilibrarsi dei processi a valle, cioè nei piani bassi della materia fisica, quindi nel corpo. Questo non è sempre detto: ma se ci vuole del tempo, è per la ragione appena spiegata, e non perché in assoluto il rimedio omeopatico è lento!

Insomma, se omeopatia deve essere, che sia con il giusto pathos, con il sentimento autentico che la anima. E prima di fare i detrattori, farsi qualche domanda in più sui punti appena descritti.

Per approfondire
Torniamo alle origini, ma leggiamole e integriamole nella pratica quotidiana!

E questo pure è una pietra miliare

La Coerenza spiegata da Emilio Del Giudice

Seconda Parte – Risonanza e Coerenza

L’essere vivente, in quanto organismo centrato sulla fase, ha una passione espansiva, perché tende a connettersi con il maggior numero possibile di esseri in natura. Il suo interesse per la conoscenza e la curiosità è dunque necessario per il suo benessere.

Succede quindi che gli esseri viventi risuonino nei loro intenti e pulsioni. Questo spiega come mai in certi luoghi, in certi periodi, storici troviamo la presenza di persone che hanno simili caratteristiche. Succede, per esempio, che nel ‘400 a Firenze troviamo la presenza di una serie di personalità di spicco per capacità artistiche e intellettuali. Se dovessimo prendere in considerazione la probabilità, queste cose non dovrebbero succedere. Ecco la potenzialità enorme che sta dietro al concetto di Risonanza.

La caratteristica dell’essere vivente è l’alto movimento.  L’essere vivente si può muovere anche se nessuna forza è applicata ad esso. L’essere vivente è attivo e la sua ragione di movimento viene dal suo interno. Un essere vivente è in grado di gestire le sue capacità e la sua energia nel modo che ritiene più opportuno.

Grazie al fatto che gli oggetti quantistici fluttuano, possono esistere dei regimi in cui le oscillazioni di molti componenti si mettono in fase (si muovono a ritmo, come dei danzatori). Questo fenomeno nel mondo della fisica si chiama coerenza.

Un bell’esperimento è quello di fare delle prove con dei metronomi. Se si mettono dei metronomi su una superficie rigida e si fanno partire in tempi diversi, questi manterranno il loro tempo di partenza e rimarranno sfasati nel tempo. Ma se i metronomi vengono appoggiati su una superficie oscillante, anche se vengono fatti partire in tempi diversi riusciranno in brevissimo tempo a mettersi in fase. Si creerà così un insieme coerente. Il motivo è che c’è un mezzo (elastico) in grado di dialogare con ognuno di essi. Si crea così l’autoconsistenza. Questo significa che c’è un continuo tentativo di ricreare la coerenza tra elementi vibranti di qualsiasi tipo.

Si può dimostrare come teorema generale che la capacità di andare a ritmo dipende dal numero dei partecipanti. Se il numero dei partecipanti è sufficientemente alto, dopo un po’ le molecole saranno in grado di risuonare tutte insieme. Siccome le molecole sono fatte di particelle cariche, l’oscillazione di particelle cariche crea un campo elettromagnetico di forma ben definita, cioè un suono puro, non un rumore. Come in un canto, tutti vanno a ritmo e nessuno e stonato. In questo caso, si crea un dominio di coerenza che ha una taglia, che è la lunghezza d’onda dell’oscillazione responsabile del mettersi insieme.

Le taglie in natura emergono spontaneamente. Ogni organo ha una “taglia” ben definita che è frutto della coerenza. Qual è l’elemento biologico che non ha una taglia definita? Il tumore, che cresce indefinitamente e non ubbidisce a nessuna legge. Questo perché nel tumore non c’è coerenza. In un tumore gli oggetti non risuonano tra di loro. Il cancro è una malattia in cui le molecole perdono, per qualche ragione da stabilire, la loro coerenza.

Gli esseri viventi sono fatti principalmente di acqua. Il 99% delle molecole che ci compongono sono di acqua, ma siccome il peso specifico è più basso delle altre molecole, l’acqua corrisponde solo al 70% del peso corporeo.

La presenza di tante molecole di acqua permette loro di diventare un dominio di coerenza; tanti domini di coerenza diventano coerenti tra di loro, e così via sempre a livelli superiori, creando una gerarchia di livelli di coerenza. In questo modo, si possono costruire sistemi sempre più complessi ed esseri viventi sempre più grandi.

Per chi vuole approfondire
Raccomando questo libricino, che apre la porta a quello che è il senso più autentico, anche dal punto di vista scientifico, dell’omepatia.

La Risonanza spiegata da Emilio Del Giudice

Prima Parte

Di solito il reale significato delle acquisizioni di un certo ramo del sapere è percepito dai non esperti di quel ramo, mentre di solito gli esperti percepiscono (perché sono attenti al particolare e non al generale) soltanto gli aspetti tecnici e poi restano stupefatti…

Gli avvenimenti che accadono nel mondo non sono indipendenti, ma collegati tra loro, cioè la possibilità che accada un grande cambiamento nella società a qualsiasi campo non è un fatto casuale, ma un fatto correlato al fatto che in quello stesso momento in quella società stanno avvenendo altri cambiamenti (nota mia: e lo stesso accade all’interno del corpo. A volte il cambiamento nella parte “malata” si osserva quando altri cambiamenti in altre parti del corpo cominciano a verificarsi. In altre parole: attenzione a focalizzarsi in maniera ossessiva sul sintomo e non cadere nella trappola di pensare che lavorare su altri “distretti” sia una perdita di tempo). Esiste una risonanza negli esseri umani per cui in certe epoche gli occhi di tutti si aprono.

Il paradigma quantistico nasce 110 anni fa. Non è un caso che negli stessi anni in cui ci sia una rivoluzione nella fisica, ci sia una rivoluzione anche nella psicologia, nell’arte e nel mondo politico-sociale.

 Per Emilio Del Giudice il paradigma quantistico può essere così sintetizzato:
Non esiste nessun oggetto al mondo che sia isolabile.

Secondo il paradigma classico di Galilei e Newton, la natura è un insieme di corpi isolabili che interagiscono tra di loro dall’esterno, attraverso l’uso della forza, cioè lo scambio di energia. In questa concezione, la materia è intrinsecamente passiva: fa qualcosa solo se qualcuno gliela fa fare. Per cui si interviene sul divenire solo attraverso l’uso della forza dall’esterno.

Uno dei capisaldi di questo paradigma è che gli esperimenti devono essere riproducibili. Se ammettiamo che la natura è fatta di corpi isolati, allora questo è concepibile. Ma se ammettiamo, come di fatto avviene in natura, che tutto cambia momento per momento, capiamo che l’assoluto della “riproducibilità” è estraneo alla natura della natura stessa!

Oltre 100 anni fa il paradigma classico va in crisi e il vecchio atomismo viene superato dall’olismo dinamico, la cui costruzione è resa comunque possibile grazie alle ceneri derivate dalla distruzione del pregresso. I fisici arrivano quindi a definire il vuoto quantistico, cioè un oggetto, una struttura suscettibile di oscillazioni, capace di interagire con tutti i corpi. Pertanto, nella visione quantistica ogni corpo può anche essere isolato dagli altri corpi, ma mai dal vuoto. In questo senso, il vuoto può essere assimilato al mare: attraverso le sue onde, tutti i corpi in essa contenuti sono in connessione tra di loro e in continua oscillazione. Del Giudice mette in allerta che questa metafora può essere fraintesa perché è spaziale, mentre il vuoto quantistico è un oggetto fisico non spaziale; l’immagine resta tuttavia efficace nel suo insieme.

Ecco che dallo storico horror vacui si addiviene all’horror quietis: la natura non può stare ferma, nessun oggetto in natura è libero di non oscillare, vuoto incluso. Ogni corpo ha una fluttuabilità intrinseca. Il ritmo di oscillazione è definito “fase”.

 Il moto dal “di dentro” è appunto un moto per risonanza. Definito il vuoto in senso quantistico, appare chiaro come la risonanza possa connettere due corpi a qualunque distanza, non solo di spazio ma anche di tempo. Ecco che il principio di causalità resta quindi valido solo se applicato al mondo della forza, della materia e dell’energia, ma non a quello della fase. Queste sono le meraviglie del paradigma quantistico.

Einstein fu il primo a capire questo paradosso e se ne spaventò, a differenza di Jung che invece, entusiasta, incorporò la legge della risonanza nella definizione dei suoi principi di sincronicità e inconscio collettivo. Il vuoto diventa l’archivio di tutte le esperienze naturali che ci sono state, ci sono e ci saranno. Ogni cosa che avviene nell’universo corrisponde a una qualche fluttuazione, che va a riempire un reservoir al quale chiunque può attingere. Quindi chiunque si può mettere in relazione con chiunque altro, entrare cioè in risonanza di fase.

Testo elaborato da questa conferenza di Emilio Del Giudice