Microbiota intestinale: l’intelligenza sciame del nostro intestino!

intelligenza sciame microbiota

Vie di comunicazione bi-direzionale tra microbi intestinali e cervello “superiore”.

Il genoma umano non ci bastava e quindi adesso arriva lui, il microbioma, cioè quell’insieme di geni che otteniamo mettendo insieme tutto il materiale genetico proprio della flora batterica intestinale che ci colonizza. Microbiota è il nome che identifica questa massa vivente che abita dentro di noi da “commensale”, cioè che “mangia con noi” e partecipa di ogni nostro processo chimico, organico e non solo. Insomma impossibile sentirsi soli!

Diamo qualche numero: in questa flora ci sono circa 150-200 specie comuni, mentre sarebbero circa 1.000 quello meno frequenti. I geni di questi microbi sono numericamente 100 volte superiori rispetto ai nostri…e la maggior parte di queste specie è anaerobia, cioè vive senza ossigeno. Il peso totale di questi microbi nell’intestino di un adulto è, guarda caso, all’incirca pari al peso del nostro cervello…quello che si dà le arie ai piani alti (mentre  ai piani bassi le arie si fanno…😂).

Sembrerebbe che noi siamo in qualche modo “dipendenti” dalla miriade di prodotti neurochimici elaborati dai nostri microbi. Per esempio, il nostro sistema serotoninergico, che è fondamentale per la nostra attività emozionale tanto nel cervello intestinale quanto in quello cerebrale, non si sviluppa adeguatamente in assenza di microbi! (clicca qui per il lavoro completo).

In un recente lavoro di cui riporto qualche passaggio, i microbi intestinali sono considerati parte di un inconscio collettivo che regola i nostri comportamenti. Eh già, anche Jung qualche pezzo se l’era perso! Nella comunicazione bi-direzionale tra intestino e cervello, il ruolo che il microbiota gioca nella regolazione dei processi cerebrali rappresenta oggi una delle aree più affascinanti della medicina. Di certo sappiamo che questo ammasso di micro-organismi determina delle funzioni vitali, essenziali per la nostra salute, inclusa l’elaborazione dei cibi, la digestione dei polisaccaridi complessi, la sintesi di vitamine e l’inibizione di patogeni.

Senza scordare che nel dialogo intestino-microbiota-cervello entra in gioco l’essenziale regolazione del sistema immunitario…per cui il microbiota ha un impatto diretto anche sul nostro sistema immunitario, così come il nostro esercito della difesa, a sua volta, contribuisce a mantenere l’omeostasi all’interfaccia tra superficie intestinale e microbi. Insomma, esiste un patto di non belligeranza, almeno fino a che qualcosa non cambia e la pacifica convivenza si rompe, determinando una sregolazione della risposta immunitaria e/o dell’aggressività degli ex-amici microbi.

Ecco, qui viene il bello…cosa può intervenire nel rompere questo stato idilliaco di pacifica convivenza?

Se è vero che le attuali ricerche sulla flora microbica che abita nel nostro intestino stanno dando un nuovo impulso alla comprensione della relazione che esiste tra intestino e cervello, è anche vero però che non si può perdere di vista “l’entità” che ospita questa popolazione di micro-organismi…

Il microbiota cioè è inserito nel contesto di un essere vivente che pensa, sente e si emoziona e traduce tutto questo in un linguaggio biochimico fatto di neurotrasmettitori, che sono gli stessi tanto nel cervello intestinale quanto in quello cerebrale. È chiaro che il microbiota influenza, ma è anche influenzato, da questi eventi!

I batteri del nostro intestino “dialogano” con i nostri neurotrasmetittori! Sono in grado di produrli, di modularne la concentrazione, determinando un effetto sull’attività neuronale del nostro cervello intestinale..e quindi, in sostanza, su ciò che la nostra pancia “sente”.

Possiamo immaginare iI microbiota come un mediatore “vivo” e fatto su misura per noi (neanche i gemelli hanno un identico pool di microbi!), capace di cogliere e interpretare tutto quello che si svolge all’interfaccia tra noi e il mondo esterno (ricordiamo che tutto il tubo intestinale è un’invaginazione di una superficie di comunicazione tra noi e l’ambiente fuori), e di tradurlo in processi biochimici, metabolici, che influenzano l’attività del cervello del piano di sopra. Oltre a tutti gli altri processi diffusi nel nostro organismo.

Insomma, l’intelligenza della nostra pancia si avvale anche dell’intelligenza sciame prodotta dai nostri microbi. Parliamo di quella swarm intelligence che, per capirci, caratterizza in maniera esemplare la vita delle api, così come di tante altre specie animali, dimostrando che intelligenza e cervello sono due cose ben diverse

Ecco perché se la ricerca sul microbiota si dirige verso autismo, Alzheimer e così via, uno degli aspetti che continuo a trovare più interessanti della faccenda è il ruolo che questi “sporchi amichetti” hanno nella regolazione della risposta allo stress, e in particolare dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.

La composizione del microbiota determina il modo in cui elaboriamo le informazioni emozionali. In modelli sperimentali animali si è visto che il trapianto di microbiota può trasformare un topo ansioso in uno non ansioso. Sugli uomini sono stati condotti studi con risonanza magnetica funzionale per evidenziare come l’assunzione di probiotici impatti sui processi di elaborazione cerebrale e, in ultimo, sui livelli di cortisolo prodotti.

La resilienza agli stress ambientali (mediata probabilmente dalla modulazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene) sembra essere pesantemente influenzata dalla composizione microbica.

Beh…solo nell’ultima riga del lavoro gli autori sottolineano che tutte queste evidenze dovranno prima o poi auspicabilmente tradursi in raccomandazioni alimentari!

Personalmente trovo che quest’area di ricerca non faccia altro che rafforzare il perchè il nutrimento (e non solo l’alimentazione!) sia capace di giocare un impatto così forte sulla nostra salute.

Non solo quello che mangiamo, quindi, ma anche il flusso delle molecole di emozioni che mettiamo in moto quando mangiamo, e in ogni momento della nostra vita, è in grado di modulare la composizione del microbiota. E attraverso il microbiota, quindi, le nostre emozioni modulano tutti i processi biochimici e metabolici del nostro organismo, in primis il sistema immunitario.

Non perdiamoci di vista, se non vogliamo ritrovarci a parlare “sterilmente” di batteri “buoni” e batteri “cattivi”, di integratori e probiotici…

L’incredibile varietà e variabilità della flora intestinale ci offre una ulteriore riprova di quanto sia importante personalizzare i regimi nutrizionali ed essere pronti a cambiarli quando cambiano le esigenze e le fasi di vita della persona.

E ci offre una chiave di lettura scientifica di come anche gli alimenti abbiano non solo un valore nutrizionale, ma anche un significato nutritivo specifico nell’ambito del percorso di vita di ogni essere umano.

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