A che ora hai fastidio?

A che ora di solito hai quel fastidio?

orari stress emotivo

E’ una delle domande che faccio più spesso ai pazienti, a volte a costo di sembrare pedante (😂), ma spiego sempre che l’orario in cui si presentano sintomi e malesseri può essere altamente indicativo di quale sistema sia in squilibrio.
In tutte le tradizioni millenarie, il concetto di Ritmo è fondamentale. La Medicina Tradizionale Cinese ci spiega che la circolazione energetica nei meridiani è scandita da ritmi molto specifici: questo significa che ogni 2 ore ci sono precisi organi che sono massimamente sollecitati, che sono più attivi, non solo come funzione biologica, ma anche come correlato psico-emotivo.
Attraverso la conoscenza di alcune semplici regole, possiamo tutelare e promuovere la nostra salute fisica e mentale, soprattutto in periodi come questo.
Imbottirsi di news incessantemente tutto il giorno non giova a nessuno, ma ci sono alcuni orari in particolare nei quali sarebbe meglio astenersi totalmente dal contatto con qualunque aggiornamento quotidiano. Perché in quelle ore siamo facili “molle”, più propense e inclini a diventare preda di emozioni nocive. Vediamo il dettaglio.

Ore 18 (fascia 17-19): massima attività del meridiano rene – paura (con compromissione della volontà).
Ore 20 (fascia 19-21): massima attività del meridiano maestro del cuore, grossolanamente assimilabile al nostro sistema simpatico – allerta e iper-reattività, massima attivazione fisica e mentale.
Ore 24 (fascia 23-01): massima attività del meridiano vescica biliare – rabbia, aggressività (compromissione della facoltà di discernimento e giudizio).

Insomma, tuteliamoci almeno in queste fasce orarie, magari guardando le news in differita!
Alle 22 invece il corpo inizia il suo sistema di riparazione-recupero-rigenerazione: se almeno in questi giorni riuscite ad andare a letto entro quest’ora, il corpo ve ne sarà grato!
La Vita è Meravigliosa nella sua perfezione, sta a noi rispettarla e favorirla tramite pensieri, emozioni e azioni appropriate.

Ah, questo post è pubblicato nell’orario di massima attività del sistema stomaco/milza/pancreas, perché possa essere ottimamente metabolizzato e assimilato! 😂😉

La Diagnosi: risorsa o…coperta di Linus?

La Diagnosi: risorsa o…
coperta di Linus?

La Parola può creare o distruggere. Una parola può creare inferni e distruggere paradisi. Una parola può generare mondi sublimi e spazzare via dolore e malattia. Perché le parole sono potenti, sia quando usate con l’altro che con se stessi, e questo lo sanno bene le antiche sapienze che dedicavano al corretto uso delle parole anche anni e anni di studio.

creo quello che dico

ABRACADABRA letteralmente significa creo quello che dico.

In virtù di queste considerazioni, ogni operatore della salute è chiamato a riflettere profondamente sulla responsabilità che lo investe in ogni singola parola che utilizza con i propri pazienti.

Da quando mi occupo di medicina naturale, vedo sotto tutt’altro occhio le diagnosi con cui spesso arrivano i pazienti. La diagnosi entra nello studio prima di loro. Quando si presentano, i primi minuti di conversazione suonano molto “distanti”, per non dire “metallici”. Una sfilza di tecnicismi sapientemente appresi spesso nei lunghi e travagliati ping-pong tra uno specialista e l’altro. “Perché la mia diagnosi è XYZ, quindi ho tutti i sintomi X e Y, certo strano che non ho quelli di tipo Z, ma ho quelli J che farebbero pensare ad un’altra malattia!”.

Dopo averli fatti scaricare un po’, in genere li guardo negli occhi e poi chiedo: “Ma tu, come ti senti?”.

L’esperienza soggettiva che le persone hanno dei propri sintomi va ricercata a volte con molta pazienza sotto strati e strati di “medicismi”, e allora lì le parole della persona cominciano finalmente a vibrare. E la musica cambia…

Diagnosi e download del pacchetto-dati

Quello che voglio dire è che la  “diagnosi” diventa per la persona una sorta di ancora, una copertina di Linus spesso difficile da mollare perché…è una sicurezza!

Di certo è naturale che tutti desideriamo capire cosa abbiamo, tuttavia ci sentiamo rincuorati per il fatto di aver ricevuto un’etichetta che, oltre a non essere spesso così chiarificativa come si possa pensare, il più delle volte si trasforma in una bella gabbia dalla quale poi si fatica ad uscire.

L’etichetta della diagnosi (o tag, se preferite) porta con sé l’immediato download di tutto il programma connesso alla patologia dichiarata, con tanto di accettazione e sottoscrizione del contratto di licenza per l’utilizzo. Il programma che immediatamente scarichiamo e che diventa operativo è fatto di: tutti i più disparati sintomi che possono presentarsi, tutte le possibili terapie disponibili o non esistenti, le più variegate conseguenze sul piano relazionale-sociale e poi, ovviamente, la prognosi. Se consideriamo che la maggior parte delle patologie oggi ha un andamento cronico-invalidante, il suggello finale è immancabilmente: “Eh, ci dovrò fare i conti a vita…”. Cioè, si preclude già la possibilità della Guarigione, non prevista nella Licenza del pacchetto che avete sottoscritto…

Circuiti biologici in risonanza

script tag diagnosi

In questo modo, la nostra testa costruisce un recinto che delimita in maniera molto netta il confine tra ciò che è possibile e legittimo, perchè coerente con la mia diagnosi, e ciò che è impossibile e non lecito, perché non previsto dall’etichetta stampata della diagnosi e dagli script del relativo programma, che ormai abbiamo installato e reso pienamente operativo.

Un programma operativo nel cervello corrisponde al condizionare anche le possibili risposte biologiche: se al primo disagio che provo subito ASSOCIO l’etichetta della DIAGNOSI (“Mi sento così perché sono affetta da XYZ”), scatta il programma che attiva TUTTI I CIRCUITI BIOLOGICI di quella malattia, perché la mente li sostiene attraverso le convinzioni e le aspettative che si hanno in relazione a quella diagnosi.

In altre parole, siamo noi stessi che diventiamo CO-CREATORI della nostra propria malattia.

In più, il tag della diagnosi diventa poi un ottimo contenitore della spazzatura di ogni ordine e grado, specie di quella emotiva: paura, angoscia, perdita della volontà, abbattimento, tutto viene relegato lì dentro perché possa essere così legittimato, agli occhi nostri in primis e a quelli di chi ci guarda da fuori poi. Anche se quella rabbia e quell’abbattimento affondano le radici da tutt’altra parte. Ecco, la diagnosi diventa un fulcro, un centro attrattore che facilmente classifica e inquadra vissuti altrimenti scomodo da gestire e affrontare. Tutto questo ha un prezzo ovviamente, quello della sofferenza sia psichica che fisica, perché il dolore che si sperimenta ala fine diventa pienamente reale.

La Diagnosi andrebbe…dimenticata!

diagnosi coperta linus

Allora, sia ben chiaro che non sono contraria alla diagnosi in sé! La diagnosi in campo medico ha una sua utilità che è quella di classificare le patologie in base alla causa, quando nota, o in base ai sintomi, con lo scopo di creare un linguaggio condiviso nell’ambito scientifico, che possa permettere di fare ricerca e di individuare approcci terapeutici validi.

Ma una volta capita, la diagnosi dovrebbe essere poi dimenticata, almeno dal paziente! E non rimanergli attaccata come una zavorra.

Anziché chiedersi quali sintomi è lecito aspettarsi o quale sarà la prognosi peggiore possibile, non sarebbe più interessante capire cosa ha attivato dentro di noi quel sintomo e perché il corpo ha scelto proprio quel modo per comunicarcelo?   

Una volta comprese le strategie che il corpo sta adottando per elaborare un problema psico—emotivo, a cosa serve avere un’etichetta diagnostica?

La Libertà dell’istinto
verso la Guarigione

La diagnosi è una parola che CREA, e  più questa diagnosi è di moda (come la fibromialgia, tanto per dire una) e più potenti sono i mostri che genera nella persona, che si vede in un tunnel nel quale difficilmente troverà segnaletica per orientarsi…a meno ch, uno non decida di arredarselo! E anche questa è una scelta, ma che va a scapito del potenziale insito nella malattia stessa. Se evitiamo di entrare nel tunnel, scopriremo l’infinito potenziale di risorse che abbiamo a disposizione non solo per affrontare la malattia, ma anche per la successiva evoluzione. Un purosangue tenuto con i paraocchi in un recinto ha certo meno possibilità di uno lasciato libero di esplorare l’ambiente seguendo il ritmo del suo istinto naturale.

cavallo istinto libero

Scegliamo con molta cura le parole con cui raccontiamo a noi stessi e agli altri la nostra “malattia”, perché ogni parola si imprime nel corpo. E questo è ancora più vero per le parole di Guarigione.

Se mettessimo la stessa tenacia che usiamo nel rinforzare a malattia a sostegno di parole e pensieri di Guarigione, sarebbe sempre più evidente che i Miracoli appartengono già a questa dimensione umana.

(Ri)Tornare a Vivere

Ogni giorno incontro persone angosciate dalla malattia, reale o presunta, da sintomi che devono “scomparire il prima possibile” perché si possa “tornare a vivere.”

Il sintomo infatti diventa così ossessivo che, grande o piccolo che sia, la persona smette di fare la sua vita fino a che non lo risolve.

E non si vuole accettare che anche quel sintomo, proprio quella malattia, sia in fondo parte se non proprio della Vita, ma del proprio percorso individuale di comprensione della Vita stessa.

E che anzi quel fastidio, disagio, malessere o peso ci stia proprio indicando come sarebbe meglio vivere, soprattutto cosa smettere di fare, come abitudine in primis mentale, emozionale e quindi comportamentale.

Prima guarisco, poi cambio

Eppure no. La dichiarazione è quasi sempre la stessa: certo, ho capito, ma ora non ho tempo e queste cose le potrò affrontare solo quando risolverò la malattia e tornerò a stare bene. Cosa che la maggior parte delle volte si traduce in: se mi dice bene torno in salute e poi continuerò a fare esattamente come prima.

Ecco, credo di aver capito che a me questo non interessa: risolvere un sintomo e far tornare la persona alla sua vita “normale”.

Delle volte i sintomi si risolvono, delle volte si attenuano, delle volte ritornano, altre volte si spostano, altre ancora non si spostano minimamente e rimangono lì: perché ogni persona ha un suo proprio percorso e se è interessato a capire di più di questo cammino e di come si sta esprimendo in chiave biologica, come Medico sono contenta di essere a disposizione dell’altro. Se posso essere strumento per l’accrescimento della conoscenza e della consapevolezza, e quindi dell’evoluzione dell’altro, allora sto facendo un servizio. Diversamente, non lo so…

Non penso come Medico di poter guarire nessuno, quanto semmai di essere un canale che possa agevolare una migliore comprensione del proprio percorso esistenziale.

Quali sono le coordinate psicobiologiche
del nostro percorso di Vita?

In quest’ottica, trovo un senso nell’operare attraverso la mappatura delle coordinate psico-biologiche all’interno delle quali ogni individuo svolge il suo Percorso di Vita. Alcune coordinate sono contingenti, altre permanenti, alcune possono essere modificate, altre forse no.

Ogni metodica impiegata dall’operatore, quindi, può diventare uno strumento per coadiuvare l’individuo nel capire meglio come affrontare la propria vita. Qual è il codice psicobiologico, la chiave di lettura biochimica attraverso la quale una persona legge e metabolizza il mondo?

Mi viene in mente il senso della ”costituzione” in Medicina Cinese. La costituzione è il veicolo di cui siamo dotati per affrontare questo Viaggio. Una Panda non è peggio di una Ferrari, in quanto ogni mezzo va valutato in rapporto al percorso che devo intraprendere, e quindi alla meta finale da raggiungere. Su una strada sterrata e tortuosa di campagna, una Panda – magari 4X4 – è proprio il mezzo adatto! Se hai le dotazioni di una Ferrari, non ti andrai a mettere su una stradina dissestata, così come se hai una 500 non andrai a percorrere il circuito di Indianapolis.

Quello che conta è che tu faccia il percorso adeguato per le caratteristiche del veicolo che hai in dotazione.

E quel percorso è solo tuo, non è giusto né sbagliato, né migliore o peggiore di altri.

Di certo il nostro veicolo è condizionato dalle memorie sovrascritte tanto dalle generazioni precedenti (come l’epigenetica ormai ha dimostrato), quanto dalle primissime fasi di vita nell’utero materno e dai successivi accadimenti di vita.

Memorie cellulari:
condizionamento o Intelligenza?

Ogni volta che durante la visita queste memorie emergono come circuiti cellulari operativi, la reazione è sempre la stessa: E come si tolgono questo memorie? Oppure: Eh, ma come potrebbe essere diversamente con tutto quello che mi è successo e che ancora mi tocca subire?

libero arbitrio e reazioni emotive

Nessuno si chiede mai se vive quello che vive forse proprio perché è impostato a recepire in quel modo gli eventi di vita. Non è arrabbiato e frustrato per quello che succede, ma è arrabbiato e frustrato, e gli eventi di vita diventano “pretesto”, trigger, per manifestare quel sentire che richiede attenzione, comprensione, consapevolezza e trasformazione. E allora tutto quello che ci succede diventa solo pretesto per legittimare il proprio stato, spesso però per rimanerci dentro anziché per raccoglierlo ed evolverlo.  

Immaginiamo un tessuto, come la pelle, che presenti un locus minoris resistentiae, cioè un punto di lassità, di debolezza. Di fronte ad un impatto qualsiasi con un agente esterno, di per sé neutro, l’ingresso avviene proprio da quel punto di lassità, perché “fisicamente” non potrebbe essere diversamente. Ed è attraverso questa zona di vulnerabilità che noi leggiamo l’evento esterno, non rendendoci conto che non è così per tutti e che non è un fatto INEVITABILE.

Per ognuno di noi, la forza d’impatto di quell’evento passa attraverso il proprio locus minoris resistentiae. L’agente esterno però non si sta intenzionalmente posizionando lì, ma siamo noi che non possiamo che “riceverlo” proprio attraverso quell’area, e attribuirgli quindi quel significato e attivare quella risposta emotiva memorizzata nei programmi cellulari. È in questo momento che l’agente/evento esterno può diventare noxa patogena. Mentre per altri potrebbe tranquillamente scivolare via nella più totale indifferenza.  

Quindi, l’area di interfaccia vulnerabile è l’espressione di un circuito pre-impostato all’interno che è necessitato a funzionare. Compreso questo, è qui che entra in gioco il libero arbitrio, che ci permette di scegliere se funzionare come un circuito condizionato o come individui con un’Intelligenza.

Non eliminare, ma trasformare

La “ferita” che presentiamo all’esterno non deve essere eliminata, ma utilizzata per trasformare in chiave evolutiva quel circuito ereditato nel percorso di vita. Diventa cioè la spia per ricordarci che siamo Esseri capaci di esprimere un’Intelligenza Creatrice che ci porta oltre il condizionamento stimolo-risposta. Senza questo locus minoris resistentiae, come potremmo ricordarci da dove veniamo e dove dobbiamo ritornare? La specifica ferita di ognuno di noi indica il modo peculiare con cui ogni persona deve affrontare questo passaggio.

dal letame nascono i fiori

Se oggi ci rendiamo conto di aver ricevuto in dotazione già nella vita uterina degli schemi di lettura del mondo, diventa evidente che non è colpa di nessuno, tantomeno dei genitori, che in realtà diventano solo occasione, mezzo di trasmissione, e non causa, del bagaglio che ciascuno di noi è chiamato ad elaborare ed evolvere nella propria vita.

Se vogliamo essere rispettosi fino in fondo dell’Intelligenza della Vita, non chiediamo ad un operatore solo di cancellare o eliminare un problema, o faremmo un danno alla nostra Crescita.  

«In modo generale, non desiderare la sparizione di nessuna delle proprie miserie, bensì la grazia che le trasfiguri
Simone Weil

La barca vuota

E per finire, un piccolo racconto che esemplifica il post 😉

esterno come innesco dei circuiti interni

Un monaco decise di meditare da solo, lontano dal suo monastero.
Portò la sua barca in mezzo al lago, la ormeggiò lì, chiuse gli occhi e iniziò a meditare. Dopo alcune ore di silenzio indisturbato, improvvisamente sentì il dosso di un’altra barca che si scontrava con la sua.Con gli occhi ancora chiusi, sentì la sua rabbia alzarsi e, quando aprì gli occhi, era pronto a urlare il barcaiolo che aveva disturbato così distrattamente la sua meditazione. Ma quando aprì gli occhi, fu sorpreso di scoprire che era stata una barca vuota a colpire la sua. Probabilmente si era liberato e galleggiava in mezzo al lago.
In quel momento, il monaco ebbe una grande realizzazione. Capì che la rabbia era dentro di lui; aveva semplicemente bisogno del colpo di un oggetto esterno per provocarlo. Da quel momento in poi, ogni volta che incontrava qualcuno che lo irritava o lo provocava in rabbia, ricordava a se stesso che l’altra persona era semplicemente una barca vuota, la rabbia era dentro di lui.

Chuang Tzu

Per vino nuovo, otri nuovi!

Auguro personalmente a tutti voi un felice inizio di questo 2020, e lo faccio attraverso le parole di Mikhaël Aïvanhov: la speranza va di pari passo con la coltivazione di nuovi semi, allora sì che il raccolto sarà abbondante e foriero dei frutti desiderati!

Non si è seminato nulla
e ci si attende che qualcosa germogli!

“Generalmente il Capodanno vede la gente nelle sale da ballo e nei ritrovi notturni; tutti sono felici di salutare così l’anno nuovo, ed è per questo che lo iniziano fra i divertimenti, i piaceri e le follie. Purtroppo la maggioranza degli uomini non pensa che ci sia qualcosa da studiare, da approfondire, da trasformare; si va incontro all’anno nuovo con la salda speranza che finalmente quell’anno porterà ciò che si desidera: la vincita del primo premio alla lotteria nazionale, il matrimonio con un principe, l’eredità favolosa di una nonna o di uno zio d’America. Si cerca sempre di vivere nell’illusione, e ci si dice: “l’anno nuovo mi porterà questa o quella cosa”, e intanto si spera. Ma anche quell’anno passerà come gli altri, e qualche volta perfino peggio.

Semi nuovi anno 2020

Non si è seminato nulla e ci si attende che qualcosa germogli! Se avete piantato qualcosa avete il diritto di attendervi dei frutti, altrimenti non c’è nulla da sperare. Avete lavorato, avete coltivato la terra – la vostra terra – avete seminato e piantato qualcosa in voi stessi? Se sì, potete sperare che l’anno nuovo apporti gioia, felicità e pace, e se anche non ve le attendete, vi arriveranno. Ma se non avete mai piantato nulla e vivete nella speranza… che speranza disperata, ve lo assicuro! Perché non è basata su nessuna legge naturale.

L’anno nuovo sembra vergine e fresco come un bimbo…ma non è assolutamente separato da quello vecchio… Di un bambino appena nato si dice che è senza macchia, innocente. Si, ma soltanto in apparenza, poiché quel bimbo, che ha già un legame con i suoi genitori, con i suoi nonni, con i bisnonni, con la società, con lo spirito del secolo, porta in sé le impronte delle vite passate, e un giorno, in una forma o nell’altra, ciò riaffiorerà. L’anno nuovo è vergine, puro e innocente, rivestito di un tessuto di un candore immacolato, ma nel momento in cui entra in contatto con l’uomo, immediatamente si colora: come l’acqua pura che scende dal cielo e che prende il colore del terreno sul quale è obbligata a scorrere. L’anno che chiamiamo nuovo è quindi già vecchio dal principio, poiché incontra un uomo già vecchio nei suoi pensieri, nei suoi sentimenti, nelle sue abitudini… che non ha provveduto a pulire i recipienti, le pentole o le brocche con le quali va a raccogliere l’acqua pura dell’anno nuovo.

Per vino nuovo, otri nuovi!

anno nuovo

In ogni cucina si apprende che quando si deve versare dell’acqua pulita in un recipiente, si ha cura che questo sia pulito; se non è pulito lo si deve lavare, e a volte perfino raschiare per evitare che l’acqua si sporchi. Perfino i bambini lo sanno. Ma quando si tratta di versare dell’acqua pura nella propria anima, nella propria mente, nel proprio cuore, l’uomo non pensa a pulirsi. Non ha afferrato la lezione che applica giornalmente nella sua cucina; non ha compreso che anche nel mondo interiore deve seguire le medesime regole: rifiutare ciò che è sporco e conservare ciò che è puro. Ora bisogna comprendere meglio l’anno nuovo, bisogna riceverlo con la convinzione profonda che si tratta di un essere vivente e ricco, apportatore di grandi doni, bisogna preparare ampi spazi in se stessi, accuratamente ripuliti, allo scopo di eliminare tutto il vecchiume accumulato nel proprio cuore e nella propria mente. Prima ancora che arrivi, bisogna già fare in sé posto per l’anno nuovo.

La Kabbala ci insegna che ogni giorno è un essere vivente, un essere sensibile che registra ogni nostra attività fisica e psichica. Si può dire quindi che i 365 giorni dell’anno sono come un nastro magnetico sul quale si registra giorno per giorno ciò che è buono o cattivo, ciò che è lieto o triste. Questo nastro magnetico rappresenta tutta la nostra vita durante l’anno. Ora bisogna fare due cose. La prima è tendere verso una méta sublime: realizzare il Regno di Dio e la Sua Giustizia sulla terra, consacrando tutte le vostre forze e le vostre capacità alla realizzazione di quella méta. La seconda è essere sempre vigile e coscienti, al fine di osservare se vi avvicinate a quell’ideale oppure se ve ne allontanate.

L’intelletto, il cuore e la volontà saranno quindi impegnati nella medesima direzione: l’intelletto è sempre perspicace, illuminato, attento, vigile e lucido; il cuore alimenta quell’alto ideale, lo desidera, lo ama ed è costantemente in comunicazione con esso; l volontà si mette al lavoro per servire il cuore e l’intelletto. In tali condizioni, qualunque siano gli ostacoli e le difficoltà, lo spirito dell’uomo trionfa sempre. Se alcuni non riescono a raggiungere realizzazioni interiori, e nemmeno esteriori, ciò vuol dire che le tre potenze Intelletto, cuore e volontà sono disunite. E’ esattamente come in una famiglia: quando il padre parte in una direzione, la madre in un’altra e i figli in un’altra ancora, cosa succede? Quella famiglia si sgretola.

Intelletto, Cuore, Volontà: la famiglia Interiore

albero della vita Capasso

Ebbene le stesse leggi esistono nella famiglia interiore: il padre, l’intelletto, la pensa a suo modo; la madre, il cuore, pure ma in maniera del tutto differente e la volontà, cioè i bambini, privi di direzione, commettono sciocchezze. Fate una prova: rimettete ordine in voi stessi, nel vostro intelletto, nel vostro cuore, nella vostra volontà; unite questi tre fattori e dirigeteli verso una medesima méta: compiere la volontà di Dio. Vedrete come cambierà la vostra vita. Ciò non vuol dire che non sarete più scossi da uragani e da terremoti; no, fintanto che si vivrà sulla terra si riceveranno delle scosse, ma quelle passeranno velocemente e non lasceranno più tracce come in passato. La casa resisterà perché sarà fatta con materiali resistenti. Prima invece, alla minima scossa, tutto crollava.

I tre fattori sono di origine divina, ognuno di essi contiene dei tesori immensi, ed una volta uniti e collegati al Cielo, rimangono in comunicazione costante col Cielo. Indicando loro la stessa méta, le grandi realizzazioni saranno possibili. Quando l’intelletto mette le sue radici nel terreno del Cielo, la luce aumenta ed egli riceve in continuità delle ispirazioni e delle rivelazioni. Quando il cuore è in unione col Cielo dove ha la sua origine, esso beve l’elisir della vita immortale, beve l’amore ed è sempre in uno stato di meraviglia e di rapimento; così diviene vasto come l’universo. E la volontà pure, che viene costantemente sollecitata, unita al Cielo diventa talmente potente da abbattere tutti gli ostacoli.”

Fonte: Dizionario del Libro della Natura di O.M. Aivanhov.

I Codici Biologici nel Vivente

Il ruolo dei campi elettromagnetici (EM) nella fisiologia del vivente e il razionale scientifico del loro impiego nel trattamento della patologia. Questo il tema trattato da Emilio Del Giudice nella conferenza di cui vi riporto di seguito la trascrizione dei punti salienti.

Sempre un piacere per me mettere mano sulle sue trattazioni. Enjoy!

Chimica Biologica vs Chimica Industriale

Come un bambino vispo fa con un giocattolo, i progressi scientifici in merito al funzionamento dell’essere vivente sono stati ottenuti smontandone pezzo per pezzo gli ingranaggi. Adesso siamo nella fase del “rimontaggio”, in cui si sta cercando di rimettere insieme i pezzi per tornare a far funzionare il giocattolo,  magari meglio di prima.

La chimica biologica che spiega la sequenza di reazioni chimiche che hanno vita in maniera ordinata nell’organismo è diversa dalla chimica industriale, come per esempio quella che si svolge in un reattore chimico o in una provetta di laboratorio.

Un reattore è progettato per produrre una specifica specie molecolare: si mettono insieme i reagenti iniziali, si stabiliscono le condizioni dell’ambiente e le molecole reagiscono tra loro. In questo contesto, le molecole si comportano come “poligame”, nel senso che ogni molecola può interagire con qualunque altra. Per questo nella chimica non biologica, al di fuori della materia vivente, insieme alla specie desiderata se ne formano anche altre che vanno smaltite come rifiuti.

Nel reattore biologico il numero di rifiuti è molto minore: le molecole da “poligame” diventano “monogame”. Nella chimica biologica, infatti, c’è un elemento che è assente nella chimica industriale, cioè i codici biologici che regolano le reazioni. La molecola A incontra sempre e solo la B e ignora la C, la D e così via.

Come può la molecola A riconoscere e intercettare la sua molecola B? Perché non interagisce con una molecola diversa da B? Come si realizza questo codice di attrazione e riconoscimento senza errori?

L’acqua non è solo un solvente

acqua organizzata

Bisogna tenere presente alcuni punti chiave:

1) Esiste un meccanismo dinamico presente solo nella materia biologica, cioè nel vivente, che è molto veloce, e che funziona anche sulla lunga distanza.  

2) Nella materia vivente esiste una predominanza di acqua, che costituisce il 99% delle molecole che compongono il nostro organismo.

Mentre il DNA ha una struttura complessa, con un certo numero di gradi di libertà che le permette di ospitare un’informazione, l’acqua invece è una molecola piccola, e nel suo insieme le molecole fluttuano e non stanno ferme. Questa visione è basata sul fatto di vedere le molecole di acqua come non correlate tra loro.
Esiste invece la possibilità che le molecole di acqua si organizzino tra loro. Non è la singola molecola che determina i gradi di libertà, e quindi la capacità di ospitare un’informazione, ma la loro organizzazione. In questa funzione “organizzata”, l’acqua non è un puro solvente.

3) Nella biologia del vivente vige l’assenza di errori nelle reazioni chimiche.  Nel vivente l’energia è posseduta dall’insieme delle molecole tra loro correlate e non dalle singole molecole.
Ecco perché la dinamica del vivente deve prevedere che le molecole si muovano tra loro in modo organizzato, attraverso correlazioni a distanza.

Nella materia vivente operano dei campi EM che guidano, pilotano le molecole.

4) Perché si produca il campo EM, le cariche elettriche devono oscillare.  Se oscillano in modo regolare, si forma un campo EM di una frequenza specifica. Come si producono nell’organismo questi campi EM nell’organismo? E perché non filtrano all’esterno?
Il problema è stato risolto negli ultimi 10 anni [20 adesso, nota mia] nell’ambito della teoria della Coerenza EM.

La Coerenze elettromagnetica

Mentre la fisica classica considera la realtà come un insieme di oggetti localizzabili nel tempo e nello spazio (ogni corpo è isolabile), per la fisica quantistica nessun corpo in natura è mai isolabile, ma esiste sempre la connessione di ogni corpo con l’altro. Perché il vuoto non è un contenitore inerte, ma un oggetto capace di trasmettere energia.
Un corpo non può mai essere isolato dal vuoto, ma ogni corpo ha una intrinseca fluttuazione (non esiste un corpo fermo) come conseguenza degli apporti che il vuoto gli dà e degli apporti degli altri corpi esistenti nell’universo. Questo è vero sia per le particelle materiali che per i campi di forze (per il dualismo onda/particella, questi ultimi possono essere concepiti come insieme di quanti che hanno caratteristica particellare).

Quindi anche i campi EM sono fluttuanti.

Se ho un insieme di molecole, capaci di numerose configurazioni, e fornisco loro energia, produco un’oscillazione da una configurazione all’altra. Questa oscillazione diventa un fenomeno regolare quando il numero di particelle oscillanti oltrepassa una certa soglia critica.  
In altre parole, spontaneamente queste molecole non si muovono una indipendentemente dall’altra (come in un gas, o in uno stato caotico), ma oscillano tutte insieme. Da qui la parola “coerenza.”

Coerenza significa che non ci si muove come in una folla, ma come in un corpo di ballo, quindi tutti insieme, coordinati.

La regione in cui il moto è coerente è chiamata dominio di coerenza.
Il campo EM diverso da 0 agisce su queste molecole, che si muovono insieme in maniera correlata, come la musica che le fa danzare.

Il riconoscimento specifico tra molecole
non conosce errori

sintonizzazione frequenze

Sintetizzando.

  • Il ruolo dell’acqua nella materia vivente è quindi di fornire campi EM stabili che possono orientare le altre molecole.
  • La forza attrattiva che si determina all’interno di un dominio di coerenza è a lunga distanza, ben più efficace di quella chimica che richiede il contatto.
  • La forza di attrazione si esercita solo su quelle molecole che abbiano una frequenza pari a quella emessa dal dominio di coerenza dell’acqua. E questo è il criterio che identifica una “biomolecola”. Esistono in chimica 100 aminoacidi: perché solo 20 sono quelli utilizzati dalla materia vivente? Perché gli altri 80 non possono risuonare con il dominio di coerenza dell’acqua.
  • Quando le molecole entrano nel campo, si attraggono tra di loro, anche se nel mezzo ci sono altre molecole: queste ultime, se non risuonano con questa stessa frequenza, vengono ignorate. 
    Se io ho una radio e la sintonizzo su una certa frequenza, per esempio quella di Radio Londra, io sento solo quella e tutte le altre stazioni radio non mi disturbano perchè trasmettono a una frequenza diversa, anche se fisicamente più “vicine”
  • Il codice di riconoscimento tra molecole è un codice di frequenze. A vede solo B perché B oscilla sulla stessa frequenza di A e sulla stessa frequenza dell’acqua.
    Variando la frequenza di oscillazione del dominio di coerenza dell’acqua, io cambio le molecole che si attraggono. Allora posso costruire una biochimica che si evolve nel tempo, in base alla legge di variazione nel tempo della frequenza del dominio di coerenza dell’acqua.

Si apre la prospettiva di una biochimica intelligente, non più casuale, e non più legata al fatto che le molecole debbano entrare in intimo contatto. Ovviamente la reazione chimica avviene quando vengono in contatto, ma in questo modo si spiega COME FANNO le molecole ad arrivare in intimo contatto: perché vengono attratte dalla stessa frequenza di oscillazione. Non è quindi il meccanismo chiave-serratura. 

Questo meccanismo altamente dinamico è molto veloce, quindi le molecole non fanno in tempo ad introdurre errori dovuti agli urti casuali. Il meccanismo degli urti casuali è completamente eliminato perchè estremamente lento, e quindi non è competitivo con il meccanismo dell’attrazione EM. Il meccanismo dell’attrazione EM produce i famosi “codici biologici” che regolano le reazioni chimiche.

Questo fornisce una base razionale alla comprensione del perché applicando un campo EM si possano ottenere rilevanti cambiamenti nella fisiologia, e quindi trattare le patologie.

Per approfondimenti:

a proposito della natura duale onda/particella delle biomolecole, è notizia di questi giorni che un team di scienziati dell’MIT è riuscito per la prima volta a rilevare in una biomolecola le proprietà di un’onda quantica.

  • Per leggere il report in italiano, clicca qui.
  • Per leggere il report originale in inglese, clicca qui.